martedì 24 novembre 2020

 

Giochi Rumorosi







"Noisy Games"  di Manlio Maresca & Manual for Errors

Quello di Manlio Maresca è un percorso originale, la sua musica non è ne banale ne di facile comprensione. Per descrivere il suo pensiero musicale usa spesso modi giocosi, distorti e dissonanti, che possono disorientare l'ascoltatore meno attento. In realtà la sua musica è molto più complessa, come diceva G.Gaslini "anche nel Free ci sono delle regole", cosi l'apparente “libero disordine” in realtà segue delle regole compositive pianificate dall'autore . Il concetto di “errore” come dissonanza sublima il pensiero di T.Monk che affermava “ un errore ripetuto due volte è una composizione!”(estemporanea).




Maresca, originario di Terracina, si fa le ossa e cresce nel tessuto urbano della Capitale, sono numerose le collaborazioni e i progetti portati avanti. Ricordiamo il progetto NEO con l'amico Carlo Conti, purtroppo scomparso prematuramente pochi mesi fa .






In fase creativa, oltre a mettere in atto gli studi musicali, crea un puzzle di quello che è stato il suo background giovanile, la musica elettro/wave , anche il grunge/punk, ma soprattutto i suini tipici dei video games che hanno scandito la colonna sonora delle giovani generazioni degli anni '80/'90 . Suoni ricorrenti nelle sue composizioni, che prendono il posto di accordi o progressioni melodiche, creando così un linguaggio personalissimo ed introspettivo.





Da qualche anno Manlio si è trasferito a Berlino, uno tra i più attivi bacini culturali d'Europa. Sicuramente questo trasferimento ha influito  e contribuito quella che è stata la metamorfosi di questo nuovo album, dove oltre alla chitarra, i synth, i loop e le drum machine manovrate dal Maresca, troviamo tutta la complicità del quintetto denominato Manual for Errors che  si avvale  di Daniele Tittarelli al sassofono, Francesco Lento tromba, Matteo Bortone contrabbasso e Ivan Liuzzo batteria.






Sembra che in “Noisy Games” niente sia lasciato al caso, i titoli dei brani sono chiari riferimenti o dediche di alcuni ricordi che hanno segnato il percorso artistico dell'autore, il quale non risparmia nessun secondo messo a sua disposizione per raccontarci la sua complessa personalità.






Personalmente penso che tanto lavoro vada premiato con un ascolto attento e senza confini di "genere", il risulto è più che ottimo, la scrittura è talmente articolata e personale che è difficile, se non impossibile, trovare riferimenti tangibili o scontate citazioni, forse mai come in questa occasione, visti gli elementi anche non strettamente musicali, il termine di modernità prende il meglio del suo significato.


Brani:


01 Anni ‘90 8.43

02 Acoustic Maldpanza 6.37

03 Der Quintessenz der Mittelmaessigkeit 3.06

04 Sette 4.06

05 Horror Spices 4.01

06 Genau 10.33

07 Stand By 3.04

08 A volte la vita è brutta ma prima o poi arriva sempre il momento peggiore 6.25

Manual for Errors :


Manlio Maresca guitar
Francesco Lento trumpet
Daniele Tittarelli alto sax
Matteo Bortone double bass
Ivan Liuzzo drums

Fabio Recchia electronics in #7






Produced by Manlio Maresca
Exectuive producer: Marco Valente
Recorded at Hombrelobo, Roma – Italia by Fabio Recchia
Mixed and mastered by Fabio Recchia
Cover photo by Federico Fazzi


mercoledì 18 novembre 2020

 

Trulletto Records






Sembra che la Puglia non sia solo una delle mete preferite per le vacanze estive ma, anche la regione italiana con più produzioni discografiche. Negli ultimi anni abbiamo visto sorgere nel “tacco” diverse realtà discografiche, ognuna è stata una scommessa vincente. Da qualche tempo si è aggiunta una nuova voce nel coro. La Trulletto Records ha deciso di navigare tra le onde del nuovo continente, non importa se si tratta di attraversare le acque fangose della Roots Music o le paludi del Blues , oppure quelle più cristalline del Country e del Folk , l'importate è raggiungere l'obbiettivo, aggiungendo una nuova prospettiva sonora della nostra penisola.


Alla base dei loro progetti ci sono i rapporti umani, l'amore per la Musica Acustica e la voglia di crescere. Al momento hanno prodotto otto album, nonostante la forte influenza dettata dai generi d'oltre manica, lo spirito è quello caldo e amichevole del “SUD!”, se vogliamo tipicamente italiano.

Non lo dico per spirito di nazionalismo ma perché sono un pò “tanto” stufo dei soliti stereotipi legati alla malavita o alla pigrizia dei meridionali, da nord a sud abbiamo tutti  molte qualità e professionalità e la Trulletto, grazie alla loro passione, al loro spirito di collaborazione e la voglia di mettersi in gioco, non mancherà di smentire questi luoghi comuni.






Prima di tutto chi è Sebastiano Lillo e qual'è il suo background ?


Sebastiano Lillo, musicista e produttore. Co-band leader dei progetti Angela Esmeralda & Sebastiano Lillo, The Drive Band con i quali ha performato in Italia e all'estero. Session man(Giuliano Vozella, Acquasumarte, David Place, etc).

Nel 2019 fonda la sua etichetta e studio di produzione:Trulletto Records e pubblica il singolo dell'artista Cedro. Nel 2020 è il produttore dei seguenti artisti, targati TRULLETTO RECORDS: Hat in the Garret, i Funketti Allucinogeni, Feel, Sebastiano Lillo & Carlo Petrosillo,Palma Cosa, Ale Ponti.


Da quanto tempo stavi conservando questo progetto?

Penso sin da ragazzino, aprivo le copertine dei dischi, guardavo le foto degli artisti in studio, osservavo i loghi delle label e pensavo: anche io vorrei fare una cosa del genere, è sempre stato un tarlo, nel mio piccolo un sogno che si è avverato.


Quali sono le tue esperienze nell'editing musicale?

Non sono un fonico ne un ingegnere del suono, qui a Trulletto c'è chi sa farlo bene, in ogni caso ho ricevuto in regalo a 16 anni un registratore a bobine Tascam e da li non ho mai smesso di registrare,mi piace seguire la fase di registrazione così come quella di missaggio, confrontarmi con i miei collaboratori ed artisti, l'obiettivo è tirare fuori il miglior suono che rispecchi artista, opera ed etichetta.


Ci puoi parlare dei tuoi collaboratori ?

Ho fondato Trulletto nel 2019 ma ho subito capito che da soli si riesce a fare bene poco! Ho la fortuna di collaborare con Paolo Palmieri, amico e socio, lui si occupa della fase di recording e missaggio, c'è Fra “Pizzetto” Guadalupi, fonico dalla grande esperienza(ha seguito tantissimi artisti come Alborosie, Apres la classe, etc) che si occupa di mastering e consulenza sull'acustica, Gaia Fumaroli invece è la nostra content creator e copywriter, una penna pazzesca con idee fantastiche e Nesia che si occupa del nostro sito e grafiche, facendoci apparire belli, un team giovane e con voglia di confrontarsi e migliorarsi.







Avete dei canoni imprescindibili per la produzione degli album?

La fase di registrazione e missaggio sono fondamentali per riuscire a fare una “fotografia” sonora veritiera, diciamo che poniamo un incredibile attenzione a queste due fasi, adoriamo molto i microfoni a nastro, le registrazioni live, non ci sono canoni imprescindibili ma forti punti di riferimento.


Come ti relazioni con i musicisti che hai prodotto ?

Inserire gli artisti in un contesto informale, limpido e denso di rispetto, non andare di corsa e di conseguenza non avere l'orologio al polso che scandisce ore e impone scadenze sono la base della filosofia della nostra label. Parlare con gli artisti, prendersi del tempo per seguire i giusti percorsi e il confronto sono capisaldi del nostro modo di agire.


Nella vostra collana c'è anche un tuo album in duo, ce ne vuoi parlare ?

Si, in duo con Carlo Petrosillo al contrabbasso, l'ep si chiama Cianfrusaglie ed è stato il primo disco di Trulletto, abbiamo pensato di testare dapprima su di noi lo studio, le macchine e l'acustica, insomma l'intera etichetta, abbiamo preferito fare esperimenti su noi stessi prima di aprirci completamente, meglio rischiare prima sulla nostra pelle, è andata benissimo comunque.





Il vostro pilastro è la musica acustica, perché questa scelta?

E' la musica che adoro in generale, contiene una forte connotazione di verità, non mente! In ogni caso siamo apertissimi a contaminazioni e commistioni, il nostro catalogo non è così radicale.


Pensi che in futuro ci possa essere spazio, nella vostra produzione, per progetti legati al mondo dell'improvvisazione e del minimalismo contemporaneo ?

Credo proprio di si, il nostro obiettivo è riuscire a creare link e ponti, rispettando sempre la nostra essenza e quella degli artisti, ci sono già stati contatti con alcuni artisti formidabili, aspettiamo le naturali evoluzioni.


Anticipazioni future ?

Abbiamo un disco super blues in uscita il 16 novembre, si tratta di Ale Ponti, un grande chitarrista roots. Il 20 dicembre esce Pandora's Box di David Place in bilico fra folk e canzone e per il 2021 abbiamo 3 uscite in programma e l'immensa voglia, come tutti, che la musica live ritorni!




https://www.trullettorecords.com/

https://www.facebook.com/trullettorecords/

https://trullettorecords.bandcamp.com/

https://www.youtube.com/channel/UCQD4Eu_80NEisWLqAuTqulQ

domenica 15 novembre 2020


The Auanders di nuovo insieme con TEXT(US)

(Il collettivo è un gioco di famiglia)









«Abbiamo sempre considerato Auand come una famiglia: un gruppo di persone, prima di tutto. Persone che hanno una visione comune e soprattutto un fine comune. Quello di diffondere bellezza, di non cedere alle lusinghe del mercato e di spingere un po’ più in là i confini della sperimentazione, sia dei suoni sia della scrittura. Da qualche anno possiamo dire certamente che c’è una scena italiana vivissima: una generazione in fermento. Ci piace pensare che Auand Family sia una bella fotografia di buona parte di questa scena».



Queste sono le preziose parole spese dal patron della label per presentare l'ennesimo miracolo discografico a cui ci hanno abituato.
Sir Valente evidenzia il desidero di complicità al quale la AUAND FAMILY , una sorta di famiglia allargata e fuori dai generi e dagli stereotipi. Quel tipo di famiglia dove non c'è bisogno di un patriarca, ma dove tutti fanno la loro parte senza che nessun altro rimanga in dietro, un gioco responsabile e proficuo, un esempio di equilibri e interazioni che in pochi riescono a raggiungere.


Il 27 luglio scorso avevamo proposto per intero la presentazione dell'etichetta, adesso, in fase di recensione, vogliamo solo ricordare la partecipazione che “The Auanders”, una sorta di gruppo modulare o meglio una all-star di casa Auand, hanno pensato bene di coinvolgere, artisti come Francesco Bearzatti e Sara Battaglini, ma l'intuito di affidare alle sapienti mani di Stefano Bechini, col supporto Francesco Ponticelli, la registrazione, il missaggio e il mastering dell'album.


Ricordiamo inoltre che per il titolo dell’opera è stato scelto un bellissimo testo scritto da Elena Chiattelli, che è incluso nel disco:

TEXT(US), che viene da Textus, tessitura, e che focalizza alla perfezione il senso dell’impegno di Auand in questi 19 anni di attività. È sembrato naturale giocare anche su Text Us (“scrivici un messaggio”): la voglia di entrare in contatto e in empatia con l’ascoltatore è uno dei punti chiave dell’etichetta di Bisceglie.

Grazie alla scrittura e all’arrangiamento dei brani firmati ad alcuni dei musicisti più attivi tra quelli che collaborano con Auand si ha una buona panoramica del paesaggio sonoro che la label propone da quasi vent'anni. Per questioni di lunghezza, l'opera verrà distribuita nella versione 8 tracce in CD e 6 in in LP. Anche se nella versione in Vinile non si potranno ascoltare due tracce, il passare della puntina tra i solchi non perderà, anzi, quell'atmosfera calda ed eterea che aleggia in tutte le composizioni.







Sono dell'idea che ad oggi, con l'eccessivo inquinamento acustico e l'assiduo bombardamento di tormentoni commerciali ci siamo “molto” allontanati da quello che è la Musica nell'Arte.

Perciò, a volte, siamo convinti che alcune cose sono brutte, distorte o banali provocazioni. Semplicemente non le sappiamo più ascoltare. Ne consegue che per ascoltare un'opera di questo livello bisogna aprire bene le orecchie ed rieducarle, questo ci aiuterà ad apprezzare a pieno questa ma anche altre opere degne di essere chiamate tali.




Si susseguono otto brani forti, intensi di grande scrittura, difficilmente collocabili nel “contenitore di genere!”. Anche se … è possibile pescare nel background di ogni protagonista del progetto un riferimento legato ai suoi ascolti, hai suoi studi o alla sua professione, in realtà non emerge nessuna emulazione. Parliamo di artisti navigati che conoscono bene il loro “mestiere” e che non si abbandonano mai a banali esercizi ginnici o trucchi esoterici.
Con questa opera il panorama musicale del Jazz, non solo italiano, o meglio della “Musica Estemporanea” * si arricchisce delle più moderne sonorità, riportando questo “generi “ al suo ruolo più significativo ossia rappresentare il presente tessuto sociale.

Nel pieno spirito della contaminazione (da non confondere con il più sovversivo e commerciale della globalizzazione) possiamo trovare tinte di elettro pop , con un moderno ologramma vocale di Billie Holiday nel primo brano o un “cavernoso” Nick Cave nel terzo. 









Un immateriale Don Byron nel quarto brano oppure un omaggio, forse indiretto, alla storica formazione degli “Embrio” nella sesta traccia. Tutte queste prospettive lasciano intendere la quantità e qualità di stimoli che offre questo progetto. Ogni brano è una suite, all'interno possiamo trovare brani che parto da un punto e approdano in dimensioni inaspettate, l'equilibrio tra l'elettrico e l'acustico, tra la composizione e il caos ci lasciano scrutare impalpabili sfumature, dove i continui giochi di luci e ombre creano piacevoli tensioni.


Sono convinto che un continuo e approfondito ascolto possa realmente riaprire quei preconcetti commerciali che ci hanno condizionati negli ultimi decenni, aprendoci ad un ascolto più maturo e libero !



Brani :


1 Eternal (Graziano, Battaglini, arr. Graziano)
2 Ottimo! (Ponticelli, arr. Zanisi)
3 Song To The Unborn (Tamborrino, arr. Tamborrino)
4 What Are You Sinking About (Cisilino, arr. Cisilino)
5 Keep Your Ass Naked (Risso, arr. Risso)
6 Fies (Vignato, arr. Vignato)
7 One Week (Calderano, arr. Calderano)
8 The Boat (Diodati, arr. Panconesi)
 
CD contains 2 bonus tracks.
LP set list is different.
 
The Auanders:

Mirko Cisilino: trumpet (except on #8), french horn on #1,3,4,8
Michele Tino: alto sax, flute on #2,3
Francesco Panconesi: tenor sax
Beppe Scardino: baritone sax (except on #6,8), bass clarinet on #2,6,8
Filippo Vignato: trombone
Glauco Benedetti: tuba on #1,3,4,5,8
Francesco Diodati: guitar
Enrico Zanisi: piano (except on #4), rhodes on #2,4,6, synth on #2,5,8, glockenspiel on #3
Francesco Ponticelli: electric bass on #1,2,3,4,6, double bass on #4,5,7,8
Stefano Tamborrino: drums, percussion on #3, voice on #3
Special Guests:
Sara Battaglini: voice on #1,3
Francesco Bearzatti: clarinet on #3,4
Stefano Calderano: guitar on #7
Simone Graziano: rhodes on #1
Evita Polidoro: voice on #3



recorded at Cicaleto Recording Studio, Arezzo, Italia
on February 7-10, 2020 by Stefano Bechini
#1,3,5,7,8 mixed at Cicaleto Recording Studio, Arezzo, Italia
on March 2020 by Francesco Ponticelli
#2,4,6 mixed at Green Brain, Piancastagnaio (SI), Italia
on March 2020 by Stefano Bechini
mastered at Green Brain, Piancastagnaio (SI), Italia
on March/April 2020 by Stefano Bechini
Produced by Marco Valente
executive producer: Marco Valente
graphic design by Cesco Monti
inner photos by Elvio Maccheroni




*Per l' uso che faccio di questo termine vi rimando al mio asticolo:

http://musicistanonimo.blogspot.com/2018/02/me-musicaestemporanea-sembra-che-la.html

lunedì 9 novembre 2020

 



The Connection



“La connessione, non da oggi, è una pratica necessaria, irrinunciabile per l’essere umano. È fondamentale, per quegli animali sociali che siamo, secondo Aristotele, potersi trasmettere esperienze e sentimenti, e non si può farlo restando distanti. La connessione, pertanto, rimanda a una prossimità che però non può essere solo fisica o tecnologica.

Restringendo un po’ il campo e andando più a fondo, la connessione va intesa anche in senso personale: e allora si tratterà innanzitutto di un equilibrio interiore da perseguire. Per farlo, bisognerà rifarsi anche ad un’ulteriore interpretazione del termine “connessione”: nel senso del saper connettere, riflettere e fare propri i risultati di tale ricerca. Solo in questo modo ragionato, ciò che condivideremo – e mai come oggi i termini di “condivisione” e “connessione” sono strettamente collegati – potrà avere un senso, e non essere semplicemente un tic nevrotico, pavloviano, necessitato da una moda convenzionale e insensata.

Ogni sguardo, ogni immagine, ogni parola, ogni nota non possono non avere il loro peso, nel comunicare tra noi, e una loro motivazione precisa. Con la giusta connessione, intendendola appunto nella sua più ampia accezione, sarà facile e ragionevole poter condividere tutto questo.”




Basterebbe anche solo questo estratto per comprendere ed immaginare i suoni di quest'album. Niente è lasciato al caso, l'equipaggio che Aldo ha formato per questo viaggio sonoro è coeso e ben strutturato. Non ci sono molte pause nei brani, l'urgenza di comunicare è troppo forte e lascia poco alle riflessioni per lasciare spazio all'istinto. Ogni brano racconta una storia, bella o brutta che sia ma comunque vera. Suoni struggenti e febbrili, che raccontano un disagi che ben rappresenta l'attualità. La voglia di comunicare, anche a distanza, rimanere connessi con il prossimo per non perdere i legami col passato e vivere un presente costruttivo per il futuro.



Aldo prosegue con la descrizione dei brani

“Un ricordo va a due carissimi amici che non ci sono più, Nico D’Alessandro e Stefano Cerundolo, che mi hanno anch’essi aiutato a coltivare la mia passione per la musica, cui resto riconoscente per sempre.



Heart on a mountain è per Maria Pia, per ovvi motivi, ma che lei sola conosce profondamente.

This is my place per Emanuele, Giampaolo e Mauro, per tutta la musica che hanno aggiunto alla mia, ben sapendo qual era il loro posto.

Oral culture è per il Jazz di ieri, di oggi e di domani, con amore.

The dolmen and the sea è per la Puglia, i suoi rasserenanti scenari di bellezza tra terra e mare, che invece celano durezze insospettabili.

Lipompo’s just arrived per la Basilicata, con i suoi paesaggi magnifici e suoi abitanti cape toste, ma anche per Bruno Tommaso, grandissimo uomo e musicista (lui sa perché).

Eternal returns per il mio amico Francesco Saverio Nisio, la sua sapienza e la sua profondità, che amerei avere in pari misura anch’io.

Cappello eolico per la casa, luogo che dovrebbe sempre tenerci al riparo dal vento delle paure e delle inquietudini.

What was I looking for per tutti coloro che prima o poi trovano ciò che non stavano cercando più, o non ricordavano di stare cercando.

Clarabella, infine, è per me stesso da bambino, quando mi venne in mente in qualche modo questo motivo, oggi solo un poco diverso da allora. Il titolo si riferisce ad una storia tratta da una vecchia storia a fumetti letta all’epoca, dove Orazio si fa affiancare da un Topolino a mo’ di Cirano, per farsi perdonare da Clarabella per uno sgarbo, con una serenata posticcia - quella che recito in una delle due versioni. Tutto però andrà a finire piuttosto male: ovvero, nella vita è fondamentale imparare a capire di chi ci si possa fidare sul serio.

E infine, The Connection, complessivamente, è per tutti coloro che, in questo mondo logorato dalla paura e dall’odio dell’Altro, non lavorano a dividere, ma appunto a connettere.”



Aldo Bagnoni è un umo generoso, almeno musicalmente parlando, lascia molto spazio hai suoi collaboratori ed offre una buona opportunità a chi lo saprà ascoltare con il cuore.

Brani.

1.Clarabella 5.20

2.Cappello eolico7.12

3.This is my place 6.24

4.Eternal returns 7.15

5.The dolmen and the sea 11.34

6.Heart on a mountain 9.53

7.Oral culture 6.55

8.Lipompo’s just arrived 6.01

9.What was I looking for 5.52

10.Clarabella (Epilogo) 1.23



Total time: 68.09



All composed and arranged by Aldo Bagnoni (except 3, arranged by Aldo Bagnoni,

Emanuele Coluccia & Mauro Tre) 8, traditional from Lucania, South Italy.



Publishing: AlfaMusic Studio (Siae)



Musicisti

Aldo Bagnoni drums, reciting voice on 10

Emanuele Coluccia tenor and soprano sax,piano on 10

Mauro Tre piano, Fender Rhodes, synth

Giampaolo Laurentaci double bass



Produced by Aldo Bagnoni for AlfaMusic Label&Publishing

Production coordination Fabrizio Salvatore



Photos Pia Sciandivasci

Graphic project Nerina Fernandez


Recording Data

Recording

(28 – 30 June 2019) Sudestudio, Guagnano (Lecce)

Sound engineer Stefano Manca

 

Mix

Aldo Bagnoni, Emanuele Coluccia, Giampaolo Laurentaci, Mauro Tre & Stefano Manca.

 


Mastering AlfaMusic Studio, Rome

Sound engineer Alessandro Guardia


domenica 27 settembre 2020

 Samuele Strufaldi e Tommaso Rosati 

“1.15K” e “Profondo”




Samuele Strufaldi e Tommaso Rosati sono due musicisti che ri-mettono in scena un connubio ormai consolidato,  quello fra il pianoforte acustico e i live electronics.




Pioniere di queste interazioni è stato senza dubbio Riyuchi Sakamoto  con le sue performances con nomi di punta della scena glitch ambient sperimentale come Alva Noto, David Toop o Christian Fennesz ma anche artisti di provenienza neo-classica come dimostra il lavoro di Vanessa Wagner con Murcof.

Un binomio quindi frequentato da nomi  importanti e che vede una produzione rilevante di incisioni e di performances, ma l’operazione di Samuele Strufaldi e Tommaso Rosati tenta di mettere nel campo di gioco sonoro un elemento sostanzialmente nuovo, ovvero quello dell’improvvisazione di stampo jazzistico con ben presenti gli sviluppi formali che il pianoforte jazz ha avuto negli ultimi 30 anni.




Questo approccio risulta vincente, perché permette a Samuele Strufaldi di svincolarsi dai barocchismi neoclassici, dal rumorismo cageano o dal minimalismo ambientale sfruttando gli spazi dell’improvvisazione agganciandosi anche a un certo pianismo atmosferico con suggestioni ECM ma spaziando al contempo in varie direzioni. 




“1.15K” del 2019 su Auand è un lavoro di ispirazione “cosmica” ma musicalmente variegato in cui il duo mette in campo varie idee, sia quelle sospese e oniriche, ma anche ritmiche e dissonanti, evitando di cadere nella tendenza in cui scivolano altri esperimenti di questo genere verso lunghi brani monolitici di droni sospesi e note rarefatte.




Brani come “Collisio”, “Pulsar” o “1.15K” tendono all’evocazione di piani sonori ambientali, “Soundbnous” si sorregge su un riff storto e un’elettronica noise, “Orbital” ha un andamento quasi “jarrettoso”, mentre “Particula” è più minimalista ma su una figurazione ritmica spezzata, “Kessler Syndrome” che chiude il disco è un brano molto ritmico e sincopato.

 



Il nuovo lavoro intitolato “Profondo”, del 2020 sempre su Auand per la collana “Auands Beats”, si presenta come un’opera unica divisa in sezioni.




“Profondo” è eseguito dal vivo come una suite senza soluzione di continuità, le sezioni in cui è suddivisa sono proposte come movimenti ma comunque in grado di proporre diverse idee eterogenee.




La sezione iniziale “Descend” si presenta come un drone scuro sul cui il pianoforte intesse una serie di fraseggi, segue la sperimentale “Lights” un duetto di improvvisazioni dissonanti e noise elettronici, “Dance” ritrova un certo sapore di jazz nordeuropeo, “Inflation-deflation” è un brano atonale dal sapore sperimentale su scuri droni elettronici, “Conversation” è una sezione che si sviluppa su ostinati minimalisti “looppati” elettronicamente, “Gestation” è un momento più rilassato e modale, “Ascent” chiude il lavoro, ed è un momento più ritmico, che si articola attorno alla pulsione di una cassa, spegnendosi di colpo dopo tre minuti su una conclusione quasi neoclassica. 

“Profondo” si incentra su un’atmosfera più cupa e scura, l’operazione nel complesso è ancora più ambiziosa che nel disco precedente proponendo un’opera più omogena.  

Samuele Strufaldi e Tommaso Rosati riescono a sfruttare bene le mille sfumature che il controllo sulla scrittura e sull’improvvisazione gli consentono di realizzare riuscendo a muoversi attorno a molte idee diverse a vari possibili incastri fra i suoni acustici del piano e le spigolosità dell’elettronica. Un progetto da tenere d’occhio.

venerdì 11 settembre 2020

 

John.Cage.Guitar.

di Aaron Larget-Caplan

Stone Records Ltd, 2018




Oramai sono circa tre mesi che ho riscoperto la mia passione per la chitarra classica, o più precisamente contemporanea. Galeotto fu l'acquisto del libro “Chitarre Visionarie” di Andrea Aguzzi. Ne sono seguite ricerche più approfondite. Un indispensabile aiuto è il sempre aggiornato “Blog” https://neuguitars.com , un'altra creazione A.Aguzzi.


Alla fine degli anni novanta, oramai più che ventenne, dopo un anno intensivo di solfeggio, mi sono dedicato allo studio della chitarra classica. Il mio caro Maestro Maurizio Petrucci, allievo di Mario Gangi, sapeva bene che ero un assetato cultore della sei corde, in tutte le due forme, così non si faceva problemi se negli studi inserivamo brani fingerpicking, jazz manouche o di altre provenienze. Lui stesso assieme all'amico Giorgio Battistelli fecero parte di quei fermenti che negli anni settanta mescolavano l'accademia con le sperimentazioni elettroniche.


Nel mio repertorio c'era Tarrega, Carulli, Sor, Aguado, Villa Lobos e Brouwer. Ma anche John Fahey e standard Jazz. All'epoca la gente non aveva questa flessibilità, o eri classico o eri jazz, io amavo la musica e ho fatto lo sbaglio di non credere nella sue possibilità, così grazie ad una tendinite ed un nuovo impiego smisi e mi dedicai al lavoro.


In questi recenti e numerosi ascolti mi sono sorpreso della quantità e qualità delle cose prodotte negli ultimi vent'anni. Anche se persistono certe etichette e fazioni conservatrici/ortodosse, molti compositori ed interpreti hanno dato vita a lavori di altissimo spessore intellettuale, cose che non sentiremo mai alla radio, ma poco importa, non è il globalizzato consumismo il nostro paradiso, possiamo anche decidere di transitare all'inferno o oziare nel limbo. L'importante è alimentare la creatività individuale e renderla accessibile a chi ha la giusta sensibilità per accoglierla.




L'ascolto che voglio proporvi è una pubblicazione del 2018 ad opera di Aaron Larget-Caplan originario del Oklahoma ma cresciuto in Colorado. Giovane prodigio ha debuttato alla Tabor Opera House all'età di 16 anni. Da allora ha eseguito la prima esecuzione di oltre 60 composizioni e si è esibito negli Stati Uniti, in Russia e in Europa. Interprete di talento, come solista e musicista da camera, esegue regolarmente un repertorio di musica contemporanea ma anche antica.


Aaron ha realizzato quattro album come solista, John Cage Guitar (2018), The Legend of Hagoromo (2015), New Lullaby (2010), Tracing a wheel on water (2006). Ed è presente, in solo o ensemble, in altri quattro album per le etichette discografiche Albany, Navona e l'American Composers Alliance.


Interprete creativo e musicista colto, Larget-Caplan non si accontenta dei tenti premi e riconoscimenti ottenuti dalle organizazioni e dalla stampa di settore. Il suo è un continuo ricercare,

ne è la prova questo album interamente dedicato a lla musica di John Cage, di cui ha arrangiamento per chitarra le “Sei melodie per violino e pianoforte” e “Musica per pianoforte”, tutte opere composte tra il 1933 e il 1948. Si tratta della prima monografia di John Cage per chitarra, le partiture/trascrizioni sono pubblicate da Edition Peters.


Poco importa se questi brani originariamente non fossero stati composti per chitarra, Cage, che amava la manipolazione e la contaminazione, li avrebbe apprezzati moltissimo.


La registrazione è chiara e limpida , senza eterei riverberi o altri aggiustamenti. Di Dream e In A Landscape ne esistono altri arrangiamenti ma a volte sono enfatizzati o troppo chitarristici, infatti il grande pregio di Aaron è quello di creare un suono percussivo, quasi pianistico che mantiene viva il la derivazione originale. A Room è un ottimo brano di aperture, ipnotico e calzante da subito l'idea di quale percorso andremo ad intraprendere. Anche i “Sei” sono fluidi e ben strutturati, anche se io avrei preferito un duetto di chitarre. Il brano che più rende il valore di quest'opera, che non a caso viene posto alla fine, è Baccanale, eseguito con due chitarre preparate, mette in evidenza tutti gli elementi che hanno distinto il John Cage Compositore. Vecchio e nuovo , oriente e occidente, aleatorio o improvvisato. A volte, tra tribali percussioni afro/urbane si ha l'impressione di ascoltare un primitivo koto giapponese. I suoni strappati e distorti sono modellati in un calzante contrappunto.

Un'opera audace e ben congegnata, il frutto di un attento e peculiare studio, speriamo che tanto sforzo possa presto essere proposto nei conservatori e, senza polemizzare sulle retoriche proposte, che proposte dello stesso spessore possano essere proposte nelle sale da concerto.







http://www.alcguitar.com/

http://stonerecords.co.uk/album/john-cage-guitar/

  1. A Room

  2. Three Easy Pieces – I – Round

  3. Three Easy Pieces – II – Duo

  4. Three Easy Pieces – III – Infinite Canon

  5. Chess Pieces

  6. Dream

  7. Six Melodies – I – Melody 1

  8. Six Melodies – II – Melody 2

  9. Six Melodies – III – Melody 3

  10. Six Melodies – IV – Melody 4

  11. Six Melodies – V – Melody 5

  12. Six Melodies – VI – Melody 6

  13. In a Landscape

  14. Bacchanale


domenica 30 agosto 2020

"Resonance & Rhapsodies"






«I miei ultimi lavori, “Sideralis” ed “Eternal Love”, apparentemente antitetici sul piano estetico giacché più aleatorio e proiettato verso una dimensione cosmica il primo, mentre più terrigno e radicato in un solco tracciato da una tangibile umanità il secondo, erano in realtà uniti da una attenzione spirituale presente in tutta la mia concezione ed il mio approccio all’esperienza musicale», sottolinea Ottaviano. «Questa sorta di 'Spiritual Unity' contraddistingue di conseguenza anche il nuovo lavoro, che prosegue nell’affermazione di un duplice piano di riflessione ed elaborazione. Il doppio disco intende infatti muoversi in un complesso universo che include da una parte memorie recondite e dall'altra esperienze dirette tradotte musicalmente, entrambe componenti di un unico nucleo vitale che guarda in due direzioni speculari, esterno ed interno. Le memorie recondite contenute in "Resonance", in parte lascerebbero pensare ad un omaggio ad Ornette Coleman, sebbene il doppio quartetto solo nominalmente richiama la produzione del musicista Texano tant’è che oltre una evidente distanza estetica dal suo Free Jazz, anche l’organico si differenzia presentando qui la rarità costituita dalla presenza di due pianisti che agiscono simultaneamente», continua il sassofonista. «A tutti gli effetti c'è qualcosa di più sostanziale in questo capitolo del doppio cd. Lo spazio sonoro è incentrato su di una specie di “sospensione temporale” introspettiva, e la mappa delle composizioni, come in Sideralis, è focalizzata sul disegno dei grooves e delle tracce orbitali che si muovono intorno agli stimoli tematici. Le potenzialità di intreccio e interscambio tra i singoli musicisti ed i moduli che ne possono scaturire fanno il resto. Qui ne vengono sviluppate solo alcune rispetto a quelle che in una situazione live potrebbero ulteriormente concretizzarsi. Se Sideralis era uno sguardo verso spazi interstellari, in Resonance è come se il cosmo su cui si fissa l’attenzione è quello interiore, altrettanto infinito», prosegue. «Rhapsodies, per contrasto e completezza, si riallaccia al primo Eternal Love, raccogliendone grazie ad un paio d’anni di attività concertistica, la messa a fuoco di ispirazioni, dinamiche ritmico-melodiche, improvvisative e di interplay generale che ci appartengono e che nell’insieme caratterizzandoci attraverso un “suono”, diventano un documento identitario. Nella scrittura originale condivisa da tutti musicisti, rinveniamo amori comuni tra cui Monk, Misha Mengelberg, Herbie Nichols, Paul Motian, l’Africa, un certo disincanto umoristico al fianco di una preghiera laica e solenne che permea tutto il lavoro. Ma cosa più importante, si pone l'accento sulla testimonianza artistica come finestra espressiva su di un mondo che ci riguarda e dal quale per le sue immani  tragedie e la sua bellezza struggente non possiamo astrarci. Resonance & Rhapsodies rappresenta luoghi immaginari e concreti di una cartografia esplorativa, disegnata da Eternal Love qui anche in versione estesa al Doppio Quartetto, che definisce l’osmosi più pura tra individuo e collettivo, micro e macrocosmo, senso di continuità oltre il temporale».






Domani 1 settembre verrà pubblicato il settimo capitolo della collaborazione tra l'etichetta discografica salentina Dodicilune e Roberto Ottaviano. Sarà distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital.

Dopo "Un Dio Clandestino" (2008), "Arcthetics. Soffio Primitivo" (2013), "Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy" (2014), "Astrolabio" (2015), "Sideralis" (2017, disco dell’anno per Top Jazz, referendum indetto dalla rivista Musica Jazz) ed "Eternal Love" (2018).

Oltre al noto sassofonista barese il doppio album (… sostenuto da Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) verrà arricchito dalla partecipazione di Marco Colonna (clarinetti), Giorgio Pacorig (piano, rodhes), Giovanni Maier (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria) .

Nel primo cd "Resonance" dall'Extended Love verdà anche Alexander Hawkins (piano), Danilo Gallo (contrabbasso e basso acustico) e Hamid Drake (batteria).

La presentazione ufficiale del disco, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dalla Casa del jazz (martedì 1 settembre ore 21 - ingresso 15 - prevendite su TicketOne) alla Casa del Jazz in Viale di Porta Ardeatina 55 a Roma.








Sarebbe alquanto esaustivo elencare le collaborazione e i palchi prestigiosi che il Maestro Ottaviano ha affrontato in oltre quaranta'anni di carriera, per non parlare dell'enorme contributo che viene aggiunto  dagli altri protagonisti , tutti eccellenti interpreti e compositori come il Leader.

In questo doppio CD possiamo ascoltare e gustare tutto quello che è e che è stato il Jazz in Italia negli ultimi 85 anni. 
Dalla prima tournée di " Luigi Braccioforte" nel Bel Paese, avvenuta  nel 1935, ad oggi, i musicisti italiani si sono sempre distinti per le qualità artistiche e di improvvisazione, anche alle origini in quel di New Orleans. Ma soprattutto si sono distinti per quel gusto "mediterraneo" esportato in tutto il globo. 

Per Ottaviano e soci non è un problema passare dal FREE al Be Bop, Dal HARD BOP all' Avant Garde, dalle Ballad all'Etno . Tutto si snoda con capillare maestria, l'energia è dirompente. Un lavoro estremamente godibile ed eccitante.


 ... Non importa come o cosa viene messo sul fuoco della passione, l'importante è diffondere con grande generosità il patos per questo l'inguagio che non ha confini ... 

... ma solo per chi sa ascoltare !!