venerdì 25 gennaio 2019


Never The Same

Francesco Diodati & Yellow Squeeds








A tre anni di distanza dal precedente
Flow, Home, edito sempre per la AUAND RECORDS, oggi 25 gennaio Francesco Diodati pubblica Never The Same. Sceglie la stessa formazione del precedente album, gli Yellow Squeeds. Enrico Zanisi al pianoforte & synth, Francesco Lento alla tromba,Glauco Benedetti al basso tuba & trombone a valvole, ed Enrico Morello batteria.


L'opera è composta di 9 brani. Ognuno è simile e diverso dall'altro. Simile perché tutti i brani sembrano delle piccole suite, racconti musicali che si muovono su più dinamiche, continui e complessi cambi di tempo, ma anche diversi nell'intenzione, a volte ariosi, altre angolari.





Già da un primo ascolto si percepisce quell'intenzione quasi tridimensionale che Diodati ha voglia di creare, come in un moderno dialogo armolodico:

«la sovrapposizione di diversi strati sonori, di linee che si intrecciano e che, pur mantenendo una propria indipendenza, diventano imprescindibili le une dalle altre. Questo modo di costruire la musica fa sì, per esempio, che lo stesso brano possa essere percepito in riferimento a un andamento ritmico diverso per ognuno. È un po’ come guardare lo stesso oggetto tridimensionale da diversi punti di vista, girandolo tra le mani o sospeso nello spazio».

Tutto questo è stato possibile grazie ai coprotagonisti, ai quali non viene chiesto di interpretare i brani, ma di vestirli:

«Sono tutti molto dinamici e nel corso del tempo cercano nuovi suoni, nuovi approcci. Zanisi sul primo disco suonava il piano, qui suona piano, Fender Rhodes, synth modulare e bass synth. A Morello ho dato una montagna di gong birmani, accumulati negli anni durante i miei viaggi e concerti in Myanmar, e li abbiamo suonati insieme nell’intro di “Simple Lights”. Glauco Benedetti si è rivelato sorprendente anche con il trombone a pistoni, tanto che ho riscritto appositamente alcune parti per inserirlo. Francesco Lento tira fuori suoni sempre diversi dalla tromba portando all’estremo le possibilità timbriche, oltre a dilettarsi con bottiglie di vetro! Sa essere molto lirico oppure diventare più angolare e aspro. Con lui spesso dialoghiamo in modo serrato, una pratica che si è fatta sempre più intensa nel corso degli anni. Sono tutti musicisti formidabili.
Ho scelto loro perché sono capaci di rompere le barriere, andare oltre i limiti del già sentito».




Emerge un caleidoscopio di colori, suoni scolpiti nella materia dei ricordi. L'ambiente creativo e sinestetico non sono estranei al Leader:
«La copertina è frutto di un’opera di Sara Bernabucci, artista con cui collaboro da due anni nella ricerca di un incontro fra musica e arti visive, e di Alberto Timossi. È la stratificazione di due arti diverse, la scultura e la pittura, nate da due menti diverse alle quali si è aggiunto il mio punto di vista con la macchina fotografica, rendendo l’opera irriconoscibile. È quello che intendevo: vedere lo stesso oggetto da punti diversi, e farlo non a priori, in modo astratto, ma con la prassi, la passione intuitiva di chi vive di arte».


Un'opera completa, che fa sorridere e meravigliare, dove la musica diventa un gioco di ruoli. Rompere e ricreare nuove regole. Creare continue mutazioni e manipolazioni, dove i crudi suoni dell'inconscio emergono dal caos della ragione ... 




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