sabato 21 febbraio 2026

 CIRCUNNAVIGAZIONI SONORE


Il violino da Emanuele Parrini a Ravi Shankar

"uno dei possibili ascolti/percorsi nel mondo del violino"





Chi mi conosce sa che sono un onnivoro di musica, suoni d'ambiente o esibizioni estemporanee, ossia non mi limito al solo ascolto, la mia curiosità mi spinge nell'approfondimento di percorsi creativi che esigono studi di etnomusicologia, semiotica del suono, letteratura musicale e studi sociologici legati alla nascita di correnti musicali. Non mancano le nozioni di acustica e genetica del suono. Tutte queste informazioni sono reperibili su internet, l'importante è imboccare le strade giuste.

Detto così sembra più grande di quello che possa apparire, in realtà si tratta di un ossessivo amore per le manifestazioni sonore, dal suono dalla caffettiera al mattino all'interruttore della luce prima della buona notte.


Ci sono stati due eventi scatenanti che hanno infuocato la mia curiosità.


Il primo evento  mi ha fatto conoscere il Maestro Maurizio Petrucci, un punto di riferimento nella mia zona. All'epoca suonavo Punk/Rock, ero attirato da smanettoni di chitarra e basso di ogni estrazione, poi la folgorazione per John McLaughlin che mi dissero un seguace di Coltrane.






Coltrane si lui , A Love Supreme, se non lo hai sentito devi farlo.

Io tignoso dico me lo devo comprare, così vado da Messaggerie Musicali, storico negozio di dischi a San Lorenzo in Roma, e prendo "sto Disco"! ... Il primo ascolto è stato terrificante. Non sgradevole ma inaspettato. A quel punto mi sono detto o lasci perdere o ti metti a studiare. Così con grande sorpresa del Petrucci per un anno ho studiato solfeggio senza toccare lo strumento.

Il secondo evento, avvenuto poco dopo il primo, appunto studiavo chitarra classica e moderna col Maestro M.Petrucci che  mi fece esercitare sulle trascrizioni per chitarra del MIKROKOSMOS di Bela Bartok. Sempre il quel periodo il caso vuole che in un mercatino di libri usati trovo proprio il libro "scritti sulla musica popolare" di Bartok. Nella prefazione leggo che nel 1920 si trovava a Roma e che durante una gita ai Castelli Romani riconosce nei vicoli una melodia rumena cantata da una popolana di Albano (Laziale), non riconobbe le parole, sicuramente in un dialetto locale, ma la melodia era la stessa.






Io sono di Albano e stavo studiando Bartok e per puro caso mi ritrovo tra le mani il suo libro che poi diventerà il simbolo non che riferimento dell'etnomusicologia, da li ho sentito la chiamate e via con Carpitella, Lomax ecc.

Vi racconto tutto questo per giustificare l'inconsueta selezione di brani che vi proporrò in queste raccolte che ho chiamato semplicemente  "CIRCUNNAVIGAZIONI SONORE". Curiosi percorsi apparentemente lontani ma accumunati da quel meraviglioso linguaggi universale che chiamiamo Musica. 



Come si evince dal sottotitolo, iniziamo con Emanuele Parrini, un'icona del Jazz Italiano. Nella sua carriera ha percorso diversi generi musicali, dallo stile manouche elle esibizioni estemporanee, ha suonato in diverse formazioni e con artisti nazionali e internazionali. Compositore creativo ha pubblicato diversi album a suo nome ma il brano che ho scelto fa parte di un progetto solitario intitolato "viaggio al centro del violino". Un affresco di suoni che a mio parere o sensazione ricordano almeno nell'intenzione le opere musicali legate al flauto giapponese SHAKUACHI. 






Passiamo a una delle prime passioni di Perrini, nello specifico al Jazz Manouche. Non solo Django Reinhardt ma anche Stephane Grappelli ha contribuito in maniera sostanziale alla nascita e ribalta di questo genere e alla tipica formazione "Hot Club". Il brano è "J'attendrai" di Dino Olivieri. Curiosità, non solo il violinista e la canzone hanno origini italiane, anche la leggendaria chitarra SELMER suonata da Django e tutti gli interpreti del genere manouche è il brevetto di un visionario liutaio italiano Mario Maccaferri.






Ci allontaniamo dal jazz classico per arrivare a tempi più recenti con una collaborazione stellare composta dal violinista francese JeanLuc Ponty, John McLaughlin e Zakir Hussain, entrambi cofondatori del super gruppo Shakti che fondeva la musica classica indiana col jazz/rock degli anni 70. Il brano "Lotus Feet" è una composizione del 1976 di McLaughlin incisa più volte e con diverse formazioni.







Reduci da due progetti analoghi, McLaughlin con MAHAVISHNU ORCHESTRA
e Hussain con Shanti hanno dato vita al progetto Shakti, che lo scorso hanno ha compiuto 50 anni di attività. In questo brano di meta anni 70 sono accompagnati dal violinista indiano L.Shankar. 








West Meets East è l'album frutto della collaborazione tra Yehudi Menuhin e Ravi Shankar, entrambi musicisti classici ma di due scuole diverse, quella occidentale e orientale. Shankar ha ispirato e introdotto la musica indiana nella musica occidentale. Tanti musicisti del 900, provenienti da generi diversi, hanno assimilato la sua contaminazione. 





La Musica, in ogni sua forma e epoca, è un linguaggio universale comprensibile da ogni individuo.


Potevo approfondire ogni aspetto dei generi e degli artisti elencato ma non vogli diventi estenuante, per il momento vi lascio al solo ascolto, prometto che nelle prossime pubblicazioni ci saranno altri sviluppi per ogni argomento trattato.

Per approfondimenti sul violino jazz vi rimando al mio articolo pubblicato il 23 gennaio 2019 ... appunti in punta di violino ... 





Ricordatevi di vibrare!!! 

















تنفُّس Breathing 

 Amal Murkus & Alessandro Sgobbio


 Album Cover (Photo © DeekSleem)


Durante il primo ascolto la cosa più apprezzabile di ogni brano è che entrambi hanno mantenuto il proprio stile creando un ambiente contrastante ma allo stesso tempo integrandosi l'un l'altro in una sola voce.


Questo progetto affronta il tema dell'amore in ogni suo "respiro", l'abbandono dell'amato o della propria terra, l'amore verso il prossimo e per l'umanità, esasperata da secoli di odio, dove la globalizzazione cerca di cancellare non solo le emozioni ma soprattutto le tradizioni, le radici di ogni popolo e con quelle più ostinate cerca in ogni modo di isolarle, reprimerle o annientarle.

Ma le tradizioni sono indispensabili per il futuro, sono come i fiumi che alimentano un lago, il lago è l'abbracci che accoglie le diverse culture che si intrecciano e si evolvono, si rafforzano e restituiscono l'energia necessaria e  vitale per i loro popoli. 




Oggi essere un artista palestinese è pericoloso ed è pericoloso anche per chi collabora con loro, ma l'amore per l'arte e la creatività vanno oltre la paura e la repressione. Diventano un simbolo di resistenza e integrità, responsabilità per se stessi e la propria gente. Non serve la violenza, come ci insegnano Amal e Alessandro, lo si può fare con determinata dolcezza.




I brani sono delle brevi poesie cristalline e ricche di luce, Risalatohu e La Ahada, i due brani scritti da Amal e Bah'ri l'omaggio alla città di Bari di Alessandro si amalgamano in maniera perfetta con le suggestive interpretazioni dei brani non originali, come nell'accorato Khodoniun, antico brano tradizionale delle donne palestinesi, dell'intenso brano Canta di Enzo Avitabile e nei due classici della musica araba Ahwak, di Abdel Halim Hafecon la partecipazione del musicista e compositore palestinese Firas Zreik al kanun e il canto popolare siriano Ya Mayla.






Come sottolineavo all'inizio, entrambi rimangono fedeli al proprio stile ma riescono perfettamente ad intrecciare i loro linguaggi in un piacevole e  articolato scambio di riflessioni.

Alessandro col suo stile inconfondibile, ricco di armonie dilatate, dipinge eterei paesaggi sonori rigogliosi di luce e riverberi cangianti, ottimo per la voce libera e fluttuante di Amal.

Amal, pur mantenendo un intenso legame con la tradizione canora del medio orienta, sa forgiare uno stile moderno , limpido e cristallino che dona all'intero progetto quella scintilla che lo distingue e lo esalta da altri progetti di contaminazione.


 


... in conclusione, per descrivere questo progetto, trovo molto appropriate le parole del Maestro Sufi Hazrat Inayat Khan:

"La musica, la parola che usiamo normalmente nel nostro linguaggio, non è altro che l'immagine del nostro Amato, ed è perché la musica è l'immagine del nostro Amato che noi la amiamo tanto"

 


https://www.levantinemusic.com/

AMAL MURKUS

Voce

ALESSANDRO SGOBBIO

Pianoforte, Elettronica

Special Guest on Track #4

FIRAS ZREIK

Kanun

Prodotto da Amal Murkus &

Alessandro Sgobbio

Registrato da Stefano Amerio

Studio Artesuono, Aprile 2025

Accordatore: Claudio Soligon

Cover: DeekSleem

Cover Singolo: Tuqa Al-Sarraj

Videoclip: Firas Roby