martedì 21 luglio 2020



DREAMERS

MARIA PIA DE VITO

jandomusic/viavenetojazz






Maria Pia De Vito:

Dreames è una collezione di canzoni, di Icone del songwriting d’oltreoceano, Paul Simon, David Crosby, Bob Dylan, Tom Waits e la mia sempre amata Joni Mitchell. Poeti e lucidi sognatori che dagli anni sessanta in poi ad oggi hanno saputo emanare produzioni musicali di grande bellezza, incarnando in testi di profonda sincerità e forza poetica lo spirito del loro tempo.
Sono brani storici ed attualissimi ,in questo complesso presente, per contenuti ed intenzioni, siano essi incentrati in disarmanti e disarmate riflessioni sul proprio privato, o nella professione di una critica mordace della società e della politica, rappresentano in sè espressioni di una ispirata idea di un mondo “ giusto “.

Le canzoni sono tutte improntate su tematiche sociali, si passa dalla raffigurazione di una isola di pace da raggiungere, in contrapposizione alla chiamata alla guerra del Vietnam , della meravigliosa “The Lee Shore “di David Crosby, dai fantasmi d’amore da inseguire, ma senza illusioni , come in Simple Twist of Fate di Bob Dylan o “Carey “ di Joni MItchell, alla critica alle ipocrisie sociali ( BE cool di J.Mitchell ), delle ingiustizie sociali ( Chinese Cafè(Mitchell) Questions for the angels ), dalla spregiudicatezza di certi poteri politici ( Pigs sheep and wolves ) , al canto della tenerezza e della cura per l’altro , come in Rainbow Sleeves di Tom Waits.

Oggi più che mai, abbiamo bisogno di questa “giustizia poetica”, dell’arte come faro dilucidità e di professione della libertà in quanto partecipazione.





Ogni singola parola spesa dalla De Vito per contestualizzare e descrivere il suo nuovo album viene subito compresa durante l'ascolto dell'album. In ogni brano c'è l'urgenza e la voglia di far comprendere i valori a lei cari. Un grido gentile, dove la leggerezza del canto da pugni allo stomaco.

Un luogo intimo e surreale, dove c'è la necessità di ricreare una stanza protetta ma con la porta aperta, per lasciar passare il flusso avvolgente e caldo della speranza.

Il canto di Maria Pia è sincero e comunicativo,la voce si plasma secondo i canoni del suo peculiare stile., frutto di tanti anni e tante collaborazioni, ha attraversato molti luoghi e conosciuto persone meravigliose, ha raccolto il frutti e ha composto un diario di suoni del passato ma ancora vivi e presenti.

I brani si susseguono in un piacevole ascolto, descrivono un periodo non molto lontano, che ancora si sostiene a denti stretti. Artisti noti reinterpretato con equilibrio e personalità.

Ogni protagonista trova il suo posto in questo paesaggio sonoro ricco di speranza, sostenuto da solidi ideali. SI alternano su dinamiche lente e cadenzate come le onde del mare. Il suono generale segue un preciso umore ben interpretato e condiviso dalla band.

Viene voglia di ascoltarlo in macchina e partire senza una meta precisa, lasciando che il destino ci riservi altri piacevoli incontri.


Brani.


01 PIG, SHEEP AND WOLVES (Paul Simon) 03:50
02 THE LEE SHORE (David Crosby) 04:47
03 SIMPLE TWIST OF FATE (Bob Dylan) 04:18
04 QUESTIONS FOR THE ANGELS (Paul Simon) 05:13
05 BE COOL (Joni Mitchell) 04:09
06 CHINESE CAFÉ (Joni Mitchell) 07:50
07 CAREY (Joni Mitchell) 05:36
08 TIME THEY ARE A-CHANGING (Bob Dylan) 05:56
09 RAINBOW SLEEVES (Tom Waits) 03:05


MARIA PIA DE VITO - voice
JULIAN O.MAZZARIELLO - piano
ENZO PIETROPAOLI - doublebass
ALESSANDRO PATERNESI - drums
feat.
ROBERTO CECCHETTO - guitars on #2




venerdì 17 luglio 2020


UP

Pericopes+1





Lo scorso 6 marzo è stato pubblicato con la Losen Records il terzo album del Trio Pericopes+1,composta da EMILIANO VERNIZZI al sax tenore ed elettronica, ALESSANDRO SGOBBIO al pianoforte, fender Rhodes ed elettronica & NICK WIGHT alla batteria.

Dopo cinque anni di intensa attività concertistica, un po in tutto il globo, .. e la pubblicazione di These Human Beings (2015) e Legacy (2018), il Trio rafforza quelle che sono state fin dall'inizio le sue peculiarità .

La band ha un suono coeso e ricco di feeling, la complicità si fa forte di uno stile condiviso, equilibrio e pulizia del suono sono le fondamenta del loro stile.

Non mancano sperimentazioni armoniche e intrecci ritmici, un interessante brano dove la band si confronta con un quartetto d'archi ed una gradita cover “Pop-Rock” un po insolita per un disco di jazz.




La cosa che ho apprezzato maggiormente è la capacità di trasporto e la rievocazione di luoghi cari all'ambiente Jazz. La capacità di descrivere stati d'animo intimi ma anche molto diffusi e condivisi dal pubblico.

Si passa dall'urgenza dei Club di New York all'energia elettrizzante delle foreste , dai freddi e stupefacenti ghiacciai del nord Europa alle calde carezze del deserto di sale.


“ … molto spesso dimentichiamo che il suono è prima di tutto il frutto della nostra immaginazione e solo dopo che è chiaro ai nostri sensi si manifesta indelebile alla natura circostante !”







Brani
01 Wonderland (5:07)
02 Ucronia (6:53)
03 Disco Gagarin (6:17)
04 The Earth’s Shape (6:11)
05 Danza di Kuwa (8:51)
06 Martyrlied (7:34)
07 Gorod Malinov (6:11)
08 La Rentrée (8:18)
09 Sultans Of Swing (5:38)
Durata Totale : 61:15




EMILIANO VERNIZZI sax tenore, elettronica
ALESSANDRO SGOBBIO pianoforte, fender Rhodes, elettronica
NICK WIGHT batteria
Album Credits:
Pubblicazione: 6 marzo, 2020 | Losen Records (LOS 225-2)
Musica composta da Alessandro Sgobbio (1,6,7,8), Emiliano Vernizzi (2,3,4,5), Mark Knopfler (9)
Registrato, missato e masterizzato (luglio 2019) da Stefano Amerio / Artesuono Recording Studios - Cavalicco (UD)
Italy
Quartetto d’archi in Earth’s Shape:
Anna Apollonio violino • Giulia Pontarolo violino • Margherita Cossio viola • Andrea Musto violoncello
Produttore esecutivo Odd Gjelsnes

lunedì 13 luglio 2020



Scar Let

“per lasciarsi curare dalla musica”









… è il nuovo album pubblicato con Auand Records dal chitarrista Stefano Coppari, con Nico Tangherlini al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Jacopo Ausili alla batteria.



Parlando della band Coppari ci confida che … «Ognuno ha apportato idee, arrangiamenti e stimoli su cui poi abbiamo potuto costruire un suono, in un percorso che ci ha portato a vivere questi brani e l’idea di band in modo molto efficace e produttivo ».


L’unico brano non originale del disco è proprio quello che ha segnato la loro svolta, “La Mouffe”.

 «Per partecipare all’International Jazz Festival Johnny Raducanu, abbiamo voluto arrangiare un brano del compositore omonimo. Mentre lo provavamo ci siamo accorti che stava nascendo un suono di gruppo, una sensazione difficile da spiegare, ma eravamo molto eccitati da questa cosa. È stato un momento molto illuminante, che ci ha permesso di credere nella direzione musicale in cui stavamo andando».




Il nuovo disco di Stefano Coppari & Co. rientra in quella categorie che io chiamo dal “SILENZIO”.

Mi spiego …

Spesso negli album, soprattutto in quelli dei chitarristi, sento un fare musica strettamente legato al proprio strumento, alle possibilità che offre, estensione, timbro, effetti e tutto il corredo che ne viene. La ricerca e vivisezione dello strumento fanno comunque parte di una crescita artistica, ma spesso alcuni musicisti trascurano i contenuti. Questa mancanza di equilibrio e l'ossessione di riempire tutti gli spazi col maggior numero di note possibile cancellano quel poco di buono che invece andava valorizzato.





Coppari e la sua crew sono esperti navigatori del mondo sonoro, tutti si adoperano per sostenere e lascia vibrare questo fatidico equilibrio, tra armonia e melodia, tra contemporaneo ed estemporaneo, guidandoci in contesti sensoriali che si possono sfiorare solo con lo spirito di condivisione.

Come dicevo in questo album sento molto la presenza del Silenzio, come se ogni suono emerge dal nulla e nel nulla sprofonda. 

Il Silenzio visto come un foglio bianco da scrivere o dipingere, o semplicemente da contemplare.

I brani si susseguono come in una lunga suit,
 ben distinti ma comunque connessi.




«“Scarlet” può facilmente diventare “Scar Let”, sfruttando il verbo “To Let” (lasciare, permettere) e il sostantivo “Scar” (cicatrice), il titolo suggerisce anche un lasciarsi cicatrizzare, un lasciarsi curare attraverso la musica. E come sia possibile farlo attraverso le nostre passioni, le persone e i luoghi che amiamo e che permettono di rimarginare le nostre ferite».

La duplice interpretazione dei titoli non è un semplice gioco di parole ma più una dichiarazione di intenti, un modo per dire che ognuno lo può ascoltare a modo suo. 

Scomporlo e ricomporlo secondo le varianti del proprio stato d'animo.

Anche i singoli musicisti sembrano giocare in questo modo, ognuno si concede lunghe pause e quando decide di partecipare lo fa con naturale integrazione. A volte qualcuno inizia una frase e qualcun altro la termina. 

Anche nell' improvvisazione vengono inserite micro pause di riflessione e contemplazione, aumentando e sciogliendo l'intreccio di tensioni.



In conclusione l'album si presenta come un "Armonico Paesaggio Sonoro", dove si può decidere di peregrinare o sedersi e meditare, dove il Silenzio si tinge con l'arcobaleno dei colori dell'animo e il tempo si annulla lasciando il posto all' immaginazione.







Brani:

01 Verde Come
02 Alt Her Ego
03 Maine Coon
04 La Mouffe
05 Mojmak
06 Earthbeat
07 Piagura
08 Scar Let


Produced by Stefano Coppari
Executive Producer: Marco Valente
Recorded at Artesuono Recording Studio, Cavalicco (UD) – Italy
Engineer: Stefano Amerio
Cover Photo: Annalisa Pasquale


domenica 24 maggio 2020



"hegel"






 Devo dire che ho trovato sin da subito molto interessante la proposta di partecipare ad “hegel”.




 Seguendo da anni Alessandro Galati ho compreso che non è una persona che lascia molto al caso, ogni suo progetto è il frutto di un attento lavoro di pre produzione. La scelta dei contenuti, il messaggio e i mezzi sono curati con grande passione. 





 Anche il fatto di assistere ad un concerto in streaming non mi ha sorpreso molto, in questi ultimi mesi siamo stati tempestati di video di ogni genere.




 Quello che mi ha sorpreso è stata la qualità del suono, il clima e il calore che hanno saputo trasmettere i tre protagonisti.




 Stando seduto comodamente nel mio salotto, al buglio, in compagnia di un buon prosecco, per tre miti e silenziose serate ho potuto godermi tre concerti di grande spessore. La proposta è stata molto articolata. I tre artisti si sono alternati spesso mantenendo alta la curiosità degli ascoltatori. I temi delle tre serate erano diversi, la prima sera l'improvvisazione, la seconda standards e l'ultima i loro brani originali. 





 Non sono mancati alcuni problemi tecnici “della diretta”,che a mio avviso hanno contribuito a rendere l'evento più spontaneo. 






 Ho anche apprezzato la lettura dei messaggi del pubblico alla fine di ogni serata, dove a noi spettatori, in mancanza di applausi, ci ha permesso di ricambiare con ironiche battute e sinceri complimenti.






 Nel complesso il tutto ha superato le mie aspettative. Il suono era ottimo su tutto il registro del pianoforte, con una ripresa dinamica calda e potente che mi ha dato l'impressione di essere nella stessa stanza. Sono certo che con questo tipo di qualità il progetto verrà seguito sempre da più persone.



  





M: Come uomo e come artista, quale è stata la tua prima reazione al lockdown e come sei riuscito a sopravvivervi ?

AG: In un primo momento ho avuto tanta preoccupazione e sconforto nel vedere tutti quei decessi. Un nemico invisibile che ha messo il mondo intero con le spalle al muro. In seguito ho sentito il bisogno di reagire, di aprire una porta sicura che mi permettesse di continuare a fare il mio lavoro con professionalità e passione.




M: Cosa ne pensi delle video lezioni, possono essere un'alternativa alla scuola?

AG: Penso che nel nostro paese ci sia una scarsa informatizzazione, pochi la sanno utilizzare in modo proficuo. Come pianista e tastierista utilizzo il MAC da quando avevo quattordici anni. Per “hegel” ho sfruttato tutte le risorse in mio possesso per offrire un prodotto valido, cercando informazioni e ampliando le mie competenze. Io non insegno più da un paio di anni, però ho notato molte difficoltà per chi fa le lezioni a distanza, sicuramente col tempo e con le giuste risorse si raggiungerà un equilibrio.





M: Perché il settore dello spettacolo è stato così discriminato dalle manovre di emergenza del covid19?

AG: Ci sarebbe da parlarne per ore! ...purtroppo chi ci governa non conosce e non vive l'arte pertanto non la capisce e non ne comprende il valore. Leggendo alcuni articoli ho appreso che mentre in Italia è stato stanziato solo l'1%, in Germania sono stati inviati 5000 euro ad ogni artista. In più, mentre Conte se ne usciva con “quegli artisti che ci fanno tanto divertire!” La Merkel ha speso parole di solidarietà e di grande stima verso il settore. Questo ti fa capire qual è la considerazione che abbiamo nel nostro paese!




M: Come nasce il progetto hegel?

AG: Come ti accennavo prima, avevo bisogno di qualcosa che mi potesse aiutare ad emergere dall'isolamento. La reazione di molti artisti anche di grande livello è stata quella di pubblicare dei video che a mio parere non gli rendevano giustizia in termini di qualità del suono. Così sono stato fermo ad osservare, pensando a come potevo offrire un prodotto professionale e a pagamento, anche se poco, visti i tempi!, ma abbastanza per ricordare che il nostro è un lavoro a tutti gli effetti e come tale va fatto con competenza e retribuito.





M: Pensi possa diventare un format?

AG: C'è già in programma un evento per il prossimo mese, sarà diverso dal primo ma non ti voglio anticipare altro !






M: La scelta di tre pianisti fiorentini è stata condizionata dalle restrizioni del covid 19 oppure c'era già un progetto?

AG: Nessun progetto, Simone e Alessandro vivono a cento metri da casa mia!!




M: Che rapporti hai con loro ?

AG: Simone, quando io ero giovanissimo, è stato un mio allievo. Sono due prodigi, artisti internazionali che stimo molto, mi sembravano le persone giuste da coinvolgere in questa nuova avventura.




M: Chi si è occupato dell'aspetto tecnico?

Come ti dicevo, non mi sarei mai esposto in questo progetto se non fossi stato più che sicuro sulla qualità, così ho utilizzato il mio studio di registrazione, per il quale ho investito molto tempo e denaro. Ho fatto le mie ricerche su come impostare le riprese , quale piattaforma utilizzare, insomma mi sono speso molto per offrire qualcosa di valido!!







( Lo studio di cui parla il Galati è lo stesso che ha utilizzato, con grande sensibilità e competenza, per “l'editing” delle tracce inedite incise da Luca Flores alcuni giorni prima della sua prematura e tragica morte. Il materiale gli è stato consegnato da Paolo Flores fratello di Luca. Dopo un'attenta selezione ed un abile lavoro di “taglio e cucito”, le tracce sono state inserite nell'album INNOCENT distribuito dalla Auand Records )


M: Pronostici per il futuro ?

AG: “hegel”......il prossimo mese!








giovedì 14 maggio 2020


HEGEL



Nei giorni 19/20&21 maggio alle ore 21, Alessandro Galati, Simone Graziano e Alessandro Lanzoni, tutti e tre pianisti fiorentini, daranno vita a tre diversi ed intensi concerti.

Ogni sera si alterneranno al pianoforte suonando tre brani ciascuno.


“ ...concatenati l'uno all'altro come lo sono la gemma, il fiore e il frutto!”

Il tema della prima serata  sarà la “ Libera Improvvisazione”, forse l'elemento che ha contraddistinto il Jazz da ogni genere di musica eseguito prima di esso, “la gemma!”




La seconda serata verrà animata dalla personale e peculiare interpretazione delle ”Jazz Song”, il terreno dove ogni appassionato musicista si è inoltrato ricavandone la propria personalità, 
“il fiore!”


L'ultimo concerto sarà illuminato dalle “Composizioni Originali”, dopo sacrificio e dedizione, la gemma e il fiore, l'artista ormai maturo offre il “frutto” delle sua personale creazione!!





A quanto pare ci inoltreremo verso una metamorfosi di emozioni,un intercalare di cambiamenti. Mai come in questi ultimi mesi la parola “cambiamento” è stata così usata, con timore, paura e ansia. Al cambiamento ne segue una rivoluzione, buona o cattiva che essa sia spetta a noi accettarne le conseguenze e “reagire” con nuove e concrete strategie.

Questo evento vuole essere una proposta professionale per quello che sarà, una nuova strategia, un nuovo percorso.

“Solo chi sa ricostruire conosce la strada da percorrere!”

Queste tre serate andranno in diretta su YouTube in alta qualità e saranno accessibili tramite un link che vi verrà inviato singolarmente.


Per tutti i partecipanti ci sarà la possibilità di “downloadare” in anteprima e gratuitamente il CD contenente una selezione di brani scelti dalle tre serate. Il CD sarà poi acquistabile su tutte le piattaforme digitali.

IL costo per tutte e tre le serate sarà di soli 15 euro.

LO POTETE ACQUISTARE QUI : http://py.pl/ViDQw

mercoledì 8 aprile 2020

Modes of Communication


Letters from the Underworlds







Per introdurre quest'opera meravigliosa, recentemente pubblicata dalla Blue Note Records, bisogna precisare che la cultura Zulu, il codice del guerriero africano, è profondamente legata alla musica per il suo potere motivazionale e le proprietà di guarigione.
Questa simbiosi è la chiave per comprendere la visione artistica di Nduduzo Makhathin. Il giovane pianista è cresciuto tra i paesaggi collinari di UmGungundlovu in Sudafrica, un paesaggio pre urbano in cui musica e pratiche rituali sono strettamente
collegate.


“Sono cresciuto ascoltando la musica proveniente da KwaZulu-Natal e tutti i diversi rituali del loro repertorio, sono state le prime influenze che ho assorbito.” 




Oltre alle profonde radici etniche ad ispirarlo ci sono anche le leggende del jazz sudafricano, i pianisti Bheki Mseleku, Moses Molelekwa e Abdullah Ibrahim. Ai quali rende omaggi nei brani Beneath the Earth,Umyalez'oPhuthumayo e Emaphusheni.

"I musicisti che mi anno preceduto suscitavano molte emozioni nella musica che suonavano, penso possa essere collegato al clima politico di quei giorni. Sento anche che c'è un'unicità nel jazz
sudafricano che ha creato un interesse in tutto il mondo, ma lo stiamo lentamente perdendo, ritengo che la nostra generazione debba esserne consapevole e conservare queste sfumature nella musica di oggi."

Grazie alle indicazioni del suo maestro Mseleku, Makhathini è stato introdotto alla musica dello storico quartetto di John Coltrane.

 "Ho capito la mia voce di pianista attraverso A Love Supreme ...
ero sempre stato alla ricerca di un tipo di musica che potesse rispecchiare o evocare il modo in cui la mia gente ballava,vcantava e parlava, McCoy Tyner me lo ha fornito." 
Una voce ben interpretata in brani come Isithunywa,Shine e On Yhe Other Sine.





Makhathini, oltre ad un'intensa attività concertistica tra l'Africa e gli Stati Uniti, è attualmente attivo come insegnante, ricercatore e produttore musicale . Dal 2014, quando ha fondato
l'etichetta Gundu Entertainment in collaborazione con sua moglie, la cantante Omagugu Makhathini, ha pubblicato otto album a suo nome. Album che gli sono valsi numerosi premi internazionali. Il suo album del 2017 Ikhambi è stato il primo ad essere pubblicato su Universal Music South Africa e ha vinto come il miglior album jazz ai South African Music Awards (SAMA) nel 2018. 

Sono numerose le collaborazioni con artisti famosi ed emergenti della scena internazionale, tutte queste esperienze hanno dato un contributo alla musica di Makhathini, orgogliosamente influenzata
dalle sue radici, mescola l'improvvisazione alla divinazione e alla guarigione, temi ritenuti molto importanti anche per John Coltrane.

Nel 2017, come scrittore e relatore, Makhathini ha tenuto un discorso per TEDx, dal titolo "Un nuovo sguardo verso pratiche e articolazioni di uBungoma.

“... uBungoma è una parola zulu che si riferisce appunto alla pratica di guarigione e divinazione.
Nel quale si pone delle domande …

"Come possiamo iniziare ad ascoltare un antenato?
Lo ascoltiamo con le nostre orecchie fisiche? 
… o lo ascoltiamo in termini di testo/emozione ?”





Pe questo ascoltare il terreno è una sorta di introduzione a questa idea di ascolto. 

"L'ascolto della terra si collega in molti modi a questo disco, di come ora vivo qui, sono con te e ti capisco! "

In Modes of Communication: Letters from the Underworlds, Makhathini promette di entrare nelle porte del non ritorno con un linguaggio molto espressivo in cui le melodie e i lamenti si mescolano alla ritualità delle percussioni.




Le mie considerazioni, per ovvi motivi etici, in merito a questo album sono estremamente positive. Qui non si fa Musica per intrattenere o per piacere altrui, non ci sono facili compromessi o bieche speculazione. L'evento sonoro si riappropria di quella ritualità per il quale è stato creato. Le persone vengono coinvolte in parte attiva, anche l'ascoltatore più distratto aggiunge e beneficia delle vibrazioni collettive. Un percorso artistico ed intellettuale encomiabile,nel quale non si lascia niente al caso e dove tutti gli elementi trovano un incantevole equilibrio. Makhathini non è solo un ottimo pianista, il suo obbiettivo è quello di raggiungere e unire più persone possibile e lo fa con il linguaggio universale, quello che accomuna tutti i popoli, la Musica.





Tra le tante collaborazioni protagoniste in questo album vorrei evidenziare l'esibizione vocale di sua moglie Omagugu su "Yehlisan'uMoya" e la figlia Nailah in "Indawu".

"Indawu",le persone che vivono dentro e sotto l'acqua ", spiega Makhathini. "Questi spiriti sono noti per la loro passione per la musica e la danza, quindi la riva del fiume diventa uno spazio
rituale centrale visitato per placare gli antenati."


http://www.bluenotecom/artist/nduduzo-makhathini/