domenica 21 marzo 2021

 Armonia pratica per il chitarrista jazz

Enrico Bracco - Marco Acquarelli
(Edizioni Sinfonica)






I due insegnanti/chitarristi, proprio per esigenze didattiche,hanno compilato un metodo per lo studio e la pratica dell'armonia Jazz sulla chitarra. L'esigenza principale è quella di chiarire come vengono costruiti gli accordi e la loro corretta denominazione, anche perché spesso si cade in simbologie poco chiare o comunque equivocabili. 






Poi si passa alle loro possibili diteggiature sulla tastiera, ben illustrate nelle griglie, affiancate anche dagli esempi sul pentagramma e sulla tastiera del pianoforte.


Ci sono anche degli esercizi pratici che illustrano alcune progressioni armoniche nelle quali il fruitore può sbizzarrirsi con le varie strade indicate dal testo, entrando così anche nel vivo di quelle che possono essere le possibili strategie dell'improvvisazione.





Dopo averlo studiato attentamente, il metodo può essere un ottimo prontuari da consultare durante lo studio delle composizioni, per creare voicing e change chords, ma anche per le proprie composizione e le possibili armonizzazione di una singola melodie.




L'unico neo è la rilegatura del volume, non avendo gli anelli è quasi impossibile da posizionare sul leggio, per il resto è ben organizzato e di facile consultazione.


"Quando si mette a disposizione la propria esperienza e lo si fa con estrema competenza e passione è sempre un ottimo stimolo per le nuove generazioni !"


www.sinfonica.com


Canali YouTube:


Enrico Bracco 

https://youtube.com/channel/UCPGEWrCG4P8q2y4YqCgIDcA


Marco Acquarelli

https://youtube.com/user/karibu1205

martedì 16 febbraio 2021

 The Mountain Sessions 

Blues & Guitar Excursions





Roberto Menabò è una delle figure più attive e molto seguite nel panorama musicale italiano, per tutti gli appassionati di Blues, Cowntry Blues, Fingerpicking e American Primitive Guitar lo conosce. 

Non è solo un eccellente chitarrista acustico ma un vero e proprio divulgatore di questi generi musicali.

I suoi libri, come i suoi dischi, sono il frutto di una passione che coltiva da molto tempo. Nel corso degli anni le sue ricerche storiche sono state raccolte nel romantico e dannato “Rollin' and tumblin'. Vite affogate nel blues”, ma anche nel controverso “Il Blues ha una Mamma Bianca”, l'anticonformista “MESDAMES A 78 GIRI " ed il libro biografico "John Fahey". 


Mentre la passione per la chitarra lo ha porta all'incisione di “A bordo del Conte Biancamano” , “LAUGHING THE BLUES”, “IL PROFUMO DEL VINILE “ e quest'ultimo “The Mountain Sessios”.




Quello che mi impressione del Menabò è la capacità di mantenere e trasmettere un entusiasmo giovanile, mentre le figure del passato invecchiando perdevano di grinta, lui sembra sempre quel ragazzo curioso e dinamico dei primi tempi.

Quando si entra in contatto con le sue opere si viene catapultate i un fantasioso mondo senza tempo, dove la gente vola sui treni a vapore o sfreccia su antiche navi d'acciaio, le persone si salutano con una vigorosa stretta di mano e non si cura di chi sei o cosa rappresenti, l'importante è convivere e condividere!!!

Il disco, come poi ci confermerà l'autore nell'intervista, è il classico "buona la prima!" ... quei dischi che la Sun Records pubblicava uno o due al giorno, dove dovevi essere veloce ad inventare nuovi pezzi altrimenti c'era sempre un altro pronto a prendere il tuo posto. 

Per fortuna Roberto non ha tutta questa fretta, si concede i suoi tempi per organizzare …” io arrivo sempre preparato! Poi cambio qualcosa in corso d'opera però di massima so caso devo fare” … ed impila quattordici brani di grande respiro. Quasi come un concept album non si percepisce una reale differenza tra i brani originali e quelli presi in prestito, forse perché i primi sono figli legittimi dei secondi e i secondi sono stati talmente interiorizzati da renderli propri! 

Il disco è di piacevole ascolto, una presenza gradita con la quale bere un bel sorso di Whisky !!!





Come procede la pubblicazione del tuo nuovo disco ?

Bene, qualche recensione qua e la .. sai il periodo non aiuta, aspettiamo di fare qualche live e di ritornare alla normalità. La situazione è preoccupante , questa cosa che non si può andare al teatro o ad un museo, di fare cultura … non vorrei che la gente si abituasse!!

Quando ci siamo sentiti, prima della pubblicazione, mi avevi detto che volevi trasmettere un forte senso dinamico!

Si ... come la corsa di un treno !!! (… mettete le cinture !)




Viste le restrizioni, come hai organizza le registrazioni?

In realtà volevo registrarlo molto prima, ma con il lockdown ho dovuto aspettare. Nel frattempo mi sono preparato esercitandomi molto, cosi come ce n'è stata la possibilità abbiamo organizzato tutto in un sabato. Volevo un'atmosfera tipo house concert! … eravamo solo io e il fonico. Non ho fatto ripetizioni o copia e incolla , per me era buona la prima , in alcuni ho improvvisato, solo in uno ho sovrapposto una slide e in un altro la voce. L'importante era mantenere un effetto di spontaneità, come le registrazioni di una volta, un suono che mi porto dietro da sempre!





Come hai scelto i brani da incidere ?

Fanno parte del mio repertori, alcuni sono delle mie composizioni originali, gli altri li ho collezionati nel mio percorso musicale, pezzi che so suonare e che mi vengono bene, di autori bianchi e neri senza distinzione, non amo schierarmi, credo che ognuno abbia saputi dare un sostanziale contributo, se era bravo non ere importante il suo colore della pelle!

Volevo un effetto di leggerezza, non che il Blues sia un tema leggero, però volevo uscire da certi demoni della sofferenza, anche perché non c'è più nessuno che lavora nei campi di cotone, oggi i problemi sono altri e accomunano tutti. Così, senza riesumare vecchi stereotipi, ho voluto mettere in risalto l'aspetto più spensierato, cercando di creare un suono sciolto, allegro e che trasmettesse positività.

Nonostante le numerose pubblicazioni discografiche ed editoriali non hai mai pensato di dedicarti a tempo pieno al mestiere del musicista, questo ti ha dato la possibilità di poter scegliere al di fuori dai schemi commerciali?

Adesso non ho questo problema perché ho smesso di lavorare. Si nella vita per professione mi sono dedicato ad altro anche se comunque per scelta ho sempre preferito stare ai margini. Io sono un po Anarchico, ho i miei tempi e mi dedico alla mie passioni !


Nonostante hai pubblicato dischi di sola chitarra non ti identifichi in quel genere di chitarristi, con la casa piena di strumenti, sempre alla ricerca del suono giusto?

Ma sai questo dipende da tante cose, c'è anche il lato economico da valutare, se uno ha la possibilità forse fa qualche investimento ma io ho quelle due o tre chitarre con le quali suono da sempre , una mi accompagna da più di quarant'anni! … mi piace il loro suono non ho bisogno di altro.


Mi dicevi che anche tuo figlio suona !

Si, è uno dei tanti ragazzi che ha studiato al conservatori e che oggi si vede tappare le ali perché non gli vengono offerti sbocchi professionali. Questo prima e maggiormente adesso in questo periodo pandemico è un problema che andrebbe risolto alla svelta!


E' prevista una collaborazione padre e figlio?

Adesso non è in programma, lui è appassionato di Jazz e Swing Manouche, fa le sue cose e io le mie , forse in futuro … tutto è possibile!!

La situazione non è promettente, anche il nostro Menabò, un accanito ottimista, lascia trapelare alcune perplessità per il futuro. Però vi garantisco che il suo album è un ottimo antidoto per evadere dai pensieri negativi !!! 

lunedì 8 febbraio 2021

 

TEMPI STRAORDINARI





"Tempi Straordinari" è l'ultima fatica a firma di Andre Ayassot con il progetto Quilibrì. E' composta da un libro ed un CD, prodotti dall'ormai temeraria AUAND recordes che da 20 anni ci ha abituati a cambi di rotta e publicazioni discografiche di vario genere, senza mai deludere le nostre aspettative.

Il libro è una sorta di diario dove Ayassot ci svela quali sono state le sue ricerche musicali di questi ultimi anni. Senza svelarvi troppo sul contenuto del testo vi dico solo che :

… è un ottimo approccio allo studio ritmico derivato dall'analisi delle frequenze armoniche!




Sembra complicato in realtà è più difficile da spiegare che da rappresentere, infatti all'interno dell'opera troviamo numerosi esempi grafici per comprende meglio come questo nuovo metodo si è sviluppato e come si possa applicare alla composizione e all'improvvisazione.

Per migliorare ulteriormente la comprensione del metodo c'è anche il CD, dove si posso ascoltare alcuni brani concepiti utilizzando questa singolare pratica musicali. Ad interpretare i brani troviamo gli altri componenti della band Quilibrì, tutti interpreti e compositori di altissimo livello nonch'è complici di questa grande apertura Mentale/ Musicale che aleggia nell'intero album.

Per dare maggiore creatività e trasmettere il livello di tutte queste informazioni troviamo anche le illustrazioni di Luca Storero. Il quale , con grande sensibilità e intuito, ha saputo rappresentare quello che è il pensiero astratto di Ayassot.





La prima e unica volta dove ho potuto ascoltare dal vivo Andrea Ayassot è stato all'Auditorium Parco della Musica di Roma, con il progetto in trio di e con F. D'Andrea. In quella magica serata i due, assieme al Dj Rocca, hanno registrato del vivo l'album Franco D'andrea Electric Tree .

Sono rimasto subito colpito dalla postura e dai suoni che Ayassot ricavava dal piccolo sax, sembrava quasi parlare, bisbigliare o sospirare, cose che non avevo mai visto o sentito fare prima.

Nonostante sul web non si trovino molte informazioni su di Lui, ho potuto farmi un'idea della sua personalità trami le affermazioni e la stima di artisti che lo hanno conosciuto o con cui ha collaborato. 

 Nell'intervista ho apprezzato l'ironia e la modestia di un uomo già ad alti livello che non rinuncia a porsi altre domande o ad affrontare nuove sfide.






 Il tuo modo di suonare il sax è strettamente personale, non ho mai sentito quel tipo di suono in nessun altro, forse qualche similitudine ma mai così distintivo, sembra quasi il prolungamento della voce umana, come lo hai ottenuto, hai studiato in qualche scuola oppure sei prevalentemente autodidatta?

Ho studiato con molti insegnanti, dai primi anni ’80 (quando ero già grandicello perché sono del’64): al Centro Jazz ed alla scuola civica di Torino, ai conservatori di Bologna ed Alessandria (dove mi sono diplomato in sassofono classico), ad Umbria Jazz e ancor più a Siena Jazz, ai seminari che per anni ha tenuto Steve Lacy (a volte con Mal Waldron) in Liguria. Ho iniziato con il tenore e i miei modelli erano tanti, tutti tenori, soprattutto Coltrane e Joe Henderson. Per questo motivo, quando mi è stato imposto il contralto per il diploma di sassofono,ero molto contrariato; per di più mi venivano chieste una impostazione ed un suono molto diversi.Però a quel punto mi sono accorto di poter immaginare un suono che sul contralto non avevo mai sentito, e che non ero sicuro si potesse ottenere: quando (credo tipo nell’ 89) a Nizza ho sentito il“primo” Kenny Garrett in un concerto di Miles, mi è sembrato molto simile alla ‘meraviglia che andavo fantasticando. Fra me e me lo dipingevo anche come ‘il suono che avrebbe avuto Lacy sull’alto’, anche se mi rendo conto che possono sembrare (e sono) cose molto diverse.

Mi sembra di aver capito che sei più affine alle lunghe collaborazioni che a frequentazioni occasionali, penso alla tua collaborazione con Franco D'Andrea, come vi siete conosciuti e cos'è che vi unisce da così tanto tempo?

Ho incontrato Franco ad un suo breve seminario a Torino, lui ha fatto degli apprezzamenti ma non avrei certo immaginato che mi avrebbe chiamato in un suo gruppo, e quando l’ha fatto non potevo sperare che sarebbe durato. Mi piacerebbe ricominciare da capo, ritentare di essere all’altezza.Franco mi ha a volte raccontato di aver apprezzato il suono, come suonavo gli standard (anche se non ho mai amato particolarmente suonarli), e il fatto che il mio modo di suonare lasciasse spazio a quell’interplay che gli interessava. Quest’ultima cosa interessava particolarmente anche a me, che avevo la meravigliosa sensazione che la musica cambiasse in ogni istante a seconda di quello che suonavo (come parlare con qualcuno che ti ascolta, oltre ad avere cose interessanti da dire),mettendolo nella luce migliore.

Non ti chiedo di ripetermi quello che già è ampiamente scritto ed illustrato sul libro, mi interessa sapere cos'è che ha generato in te il concetto di Eufometrie “armonie del tempo”, la curiosità,un'intuizione, un'associazione di idee oppure è il frutto di un tuo metodo di ricerca?

E’ un caso particolare, un po’ buffo. Avevo preso atto del fatto che l’orecchio umano riconosce come suoni le frequenze comprese tra i 16-20 ed i 16-20.000 Hz; mi pareva anche che le pulsazioni (per esempio di un motore),accelerando, ‘sfumassero’ progressivamente in un suono (magari attraverso prima una specie di ronzio) più o meno intorno a quelle stesse frequenze basse; perciò davo per scontato che ci fosse una specie di continuità, pur con una zona d’ombra, e mi pareva ovvio che le terzine corrispondessero alle quinte.

Mi è parso però ad un certo punto strano che questo non si dicesse chiaramente nei libri e nei corsi di teoria, e che non si estendesse ad ogni intervallo. Addirittura non trovavo musicisti, di nessun genere, a cui la cosa apparisse naturale e sensata. Ero dunque un po’ confuso, quando finalmente ho scovato ‘Nuove risorse musicali’ di Henry Cowell, poi in rete hanno iniziato ad apparire dei video che parlavano di questo

(ad es. https://www.youtube.com/watch?v=JiNKlhspdKg&feature=youtu.be).

Anche con QUILIBRI’ sei affiancato da musicisti con i quali collabori da anni, è stato complicato introdurli agli Aforitmi, oppure era qualcosa sul quale avevate già lavorato ?

L’esplorazione sistematica di tutti gli intervalli che c’è in ‘Tempi straordinari’ è già iniziata nei dischi precedenti (‘Note dei tempi’, del 2017, ‘Il drago è astratto’, del 2011, e perfino in ‘Eco fato’del 2009 ci sono già tracce in quella direzione. Addirittura ‘Il drago è astratto’ si intitola così perché sentivo che ‘il dado era tratto’, proprio in quel senso)

Nel comporre i brani di questo CD, gli accordi o le scale utilizzate hanno o non hanno influenza sulla scelta dell'intervallo che viene scelto per le poliritmie ?

(es. se utilizzo un accordo o scala maggiore non necessariamente devo utilizzare un tempo “5 su 4”)

I brani sono tutti costruiti a partire dalla chiave ritmica, ed impiegano, quale più quale meno strettamente, nelle parti melodico-armoniche, l’intevallo corrispondente.

Naturalmente questo non è obbligatorio, ma preferivo lasciare alle mie orecchie questa prima impronta in cui i colori si accostassero secondo le loro parentele.

Per le registrazioni hai fornito delle parti scritte o solo delle coordinate?

C’erano delle parti scritte, ma sono piccole melodie di 1-5 battute, di cui si potrebbe fare a meno;

la parte centrale è la chiave ritmica, insieme ad una eventuale intesa sul ‘materiale’ melodico da impiegare nell’improvvisazione (come indicato succintamente nel testo)

Nel libro per alcune melodie fai riferimento ai raga, per le tue strutture ritmiche ti sei ispirato anche ai Tala della Musica Classica Hindustani ?

No, il pensiero ritmico indiano è più ‘additivo’ che ‘divisivo’ e sono maggiormente attratto dall’africa (detto in modo molto superficiale e generale), sebbene gli aspetti ritmici della musica indiana siano di una profondità insuperabile.

Mi hanno invece sedotto ed incantato i raga, mostrando sinuose, incantevoli, raffinate, inaspettate,eleganti strade melodiche in una ‘semplice’ musica ‘modale’, vie inimmaginabili per chi come me aveva visto gli studi delle scale su e giù in tutte le combinazioni su noiosissimi manuali americani.

Sbaglio oppure le tue ispirazioni artistiche vanno oltre il mondo della musica, cerchi e ritrovi spunti anche nelle altre arti e nel quotidiano?

Mi piacerebbe che così fosse, ma la mia preparazione culturale non è un gran che.

Nel quotidiano… non saprei … a meno che non ci si riferisca alla relazione che c’è tra i modi di vivere e i modi di fare musica, che mi interessa più di ogni altra considerazione strettamente musicale.

La grafica di Luca Storero , a mio avviso, rende molto bene tutta l'idea dell'opera, avete cooperato oppure gli ha lasciato carta bianca ?

Gli ho chiesto delle immagini, possibilmente una per traccia, e lui le ha disegnate ognuna ascoltando la traccia corrispondente, ch’è quello che speravo.

Cos'è a Ruota Libera, una lettera aperta, un invito alla riflessione oppure un modo di mettere su carta i tuoi pensieri musicali ?

Non so se intuivo che stava per succedere qualcosa, che stavamo entrando in tempi straordinari. 

Era (è) difficile parlare di questo, perché ognuno ha il suo vocabolario, le sue emozioni associate alle parole, peraltro abusate e strapazzate. Mi è sembrato nel tempo di accorgermi sempre più con evidenza che i miei criteri ‘estetici’ non corrispondessero a quelli delle persone che conoscevo.

Non condivido i modi e le scelte della società in cui viviamo, e nelle forme della musica riconosco la società che le genera. Volevo riflettere, magari innescare qualche discussione, su questo;anche perché mi aiutasse a figurare la musica che vorrei: non c’è in assoluto, e dipende dalle persone e dai modi di vivere in cui sono immerso, e che non mi corrispondono.

Com'è collaborare con un'etichetta così eterogenea come la AUAND RECORDS ?

Mi pare che ci sia una linea coerente, per quanto eterogenea come dici, in cui probabilmente non sono calato con grande aderenza: c’è molta elettronica, molta New York, che non ci sono in Quilibrì. 

Sono anche fuori dall’età media, perché sono tutti giovani, ma sono spesso musicisti bravissimi,appassionati e molto preparati.

Credo che il catalogo auand sia un prezioso ritratto, di questo primo ventennio, di una zona musicale poco commerciale, poco visibile e piuttosto interessante.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Mi piacerebbe essere qui!!!




https://auand.com/


Formazione

Andrea Ayassot sax soprano

Claudio Riaudo percussion

Enrico Degani guitar

Stefano Risso bass

Nelide Bandello drums

Adriano De Micco percussion

Aldo Mella double bass

Pino Russo guitar

Piergianni Gillio djembé

Grafie, pittografie, figure a cura di Luca Storero

Riprese audio, mixaggio, editing, mastering a cura di Alberto Macerata

domenica 31 gennaio 2021

ANANASNNA

"VELOCI COME UNA 500"




Gli Ananasnna sono una formazione particolare, capitanati da Stefano Risso, qui al basso elettrico,la ciurma si compone di Simone Garino e Davide Pignata, entrambi al sax alto,  Michele Bussone e Nicholas Remondino alle due batterie. 




Si sono incontrati durante una “Recording Jam” con musicisti di stanza in Piemonte proposta da Manuel Volpe di Studio Rubedo, quello che all’inizio si proponeva come un trio con sax, basso e batteria, prende velocemente la forma di un doppio duo più uno.




Racconta Stefano Risso che ha composto tutti i brani:

«Il raddoppio di uno strumento in un organico è una cosa che da tempo trovo interessante. È una piccola illusione acustica: può sembrare di non stare ascoltando due musicisti che suonano lo stesso strumento, ma una sorta di “musicista-Shiva” con 4 braccia!... I brani nascono al buio, i musicisti non si incontrano mai, questi erano i paletti della sfida e non avevo assolutamente intenzione di infrangerli. Fortunatamente hanno capito tutti la mia intenzione iniziale. Sono musicisti giovani ma hanno grande talento, forte identità e personalità. Anche loro sono stati al gioco».

Si vedranno solo per una singola prova, e poi per la seduta di registrazione in studio. Cinque ore per realizzare un disco completo.





Spiega il compositore :

«Tutti ricercano dal punto di vista timbrico ma in direzioni molto differenti, questo li rende profondamente compatibili, creando un senso di profondità nella musica, con giochi poliritmici su strutture molto semplici ma con metriche differenti. Simone Garino non si tira indietro quando c’è bisogno di energia. Davide Pignata è appassionato di musiche diverse, ama molto l’afro beat e il groove africano. L’assenza dello strumento armonico rende tutta la trama più celata. Emerge la scrittura in contrappunto. 

Voci uguali che si insegueno melodicamente, contribuendo  a creare la tessitura armonica. Mi pare sia una musica impostata sul “groove” che spesso rimane concreta, legata alla terra ma con piccoli giochi interni che, se osservati nel dettaglio, possono sorprendere l’ascoltatore».






Commenta ancora Risso :

«Trovandosi in studio senza conoscersi è facile che ognuno cerchi di tirare fuori il proprio ego dimenticandosi che la musica è il risultato di qualcosa che si fa insieme. Per questo ho cercato, per quanto possibile, di proporre strutture improvvisative che costringessero tutti noi a fare attenzione all’insieme e non al singolo. E infatti nella prova ci siamo dedicati a capire come incastrare il ritmo, il timbro e l’intenzione. Per tutto questo, se penso ad Ananasnna, mi viene in mente l’immediatezza di quando conosci una persona per la prima volta e desideri scoprire tutti i suoi lati andando a scavare e curiosare, sorprendendosi»





Personalmente ho trovato l'album molto interessante, la prima traccia Scatta il Rosso ricorda le eroiche imprese del doppio quartetto di Ornette Coleman, in quasi tutti i brani i due sax si intrecciano in ipnotiche spirali Armolodiche. Forse in alcuni brani c'è troppa urgenza e si perde il filo conduttore, sicuramente dovuto alla lontananza forzata ed al poco tempo per conoscersi e provare.

Però , a mio avviso, dopo le acute rappresaglie dei primi brani, dal brano Zero Calorie in avanti, si raggiunge un ottimo equilibrio, le poliritmie si fanno chiare e le strutture melodiche diventano più comunicative.

Tutto l'album è costellato da genuina complicità e spensierata concentrazione.

Il livello di scritture di Sir. Risso è ricco di prospettive e lascia spazio all'immaginazione, una notevole maturità che è maturato durante le numerose collaborazioni.


“Si era un po persa quella urgenza di riscatto, sara la complicità perversa del Covi19?”






Brani:

01 Scatta il rosso

02 Peso a valle

03 Spariglio

04 Tu di la io DC Comics

05 ZeroCalorie

06 Il Gran San Bernardo

07 Le assurdiSio

08 Arearitroso

09 XXXNem o



Musicisti:

Stefano Risso EKO 995 violin electric bass

Simone Garino alto sax

Davide Pignata alto sax

Michele Bussone drums

Nicholas Remondino drums



Produced by Stefano Risso

Exectuive producer: Marco Valente

Recorded at Rubedo Recordings, Torino, Italy

Mixed and mastered by Manuel Volpe

Cover photo by Stefano Risso

https://auand.com/


martedì 26 gennaio 2021

 Luca Sguera

 e autori vari “CTB, few hypotheses”




“Aka” di Luca Sguera è un album realizzato in quartetto e pubblicato dalla Auand Records nel 2019

nel quale era presente il bonus track “CTB”.

Disco di improvvisazione tipicamente immerso nell’estetica formale del jazz moderno che trova

nuove prospettive in un album di remix e decostruzioni digitali intitolato “CTB, few hypotheses”




pubblicato in digitale sempre dalla Auand.

 Un lavoro che si prospetta interessante sia per i molteplici punti di vista sonori ed audiovisivi che mette in campo, ma anche per il materiale grezzo che va a decostruire. 




“CTB, few hypotheses” è uno dei pochi episodi di remixing sperimentale che impattano su registrazioni di musica jazz improvvisata. 

Il lavoro viene presentato come un progetto collaborativo di 14 artisti diversi che realizzano vere e proprie nuove composizioni partendo dal materiale del brano “CTB”.




Nei processi di rework e di remix abitualmente si utilizzano anche solo frammenti o piccole

sequenze dei brani originali, famosi sono ad esempio i remix di Aphex Twin (in cui come egli stesso

ha raccontato ha fornito al committente brani assolutamente estranei all’originale) dove l’intervento

del remixer è stato così radicale da potersi considerare una composizione a sé stante. Un modo di

procedere frequente nel mondo dell’elettronica. 

E in effetti l’approccio degli autori che hanno rimaneggiato il materiale di Luca Sguera è stato

proprio questo, un tentativo di dare nuova vita e nuove prospettive alla musica improvvisata che

diviene materiale grezzo con il quale realizzare architetture diverse.

Nella lista dei “rielaboratori” troviamo con i propri progetti Luiz Vinoza , Alfonso Santimone ,

Alberto Ricca , Alessio Riccio , Charles Visnic , Giuseppe Pisano, Elia Anelli , Giangiacomo Gallo ,

Edoardo Maria Bellucci , Manlio Maresca , Cristiano Bocci , Damiano Seresini , Riccardo

Chiarucci, Luca Cecchi e Ian Da Preda.






Interessante è l’aspetto visivo che riguarda alcuni degli autori come Cristiano Bocci, Delta

Machina, Alessio Riccio, Malstrom e The B-Roll. L’impiego di Bandcamp come piattaforma di

diffusione del lavoro rende possibile la coesistenza fra i due media in un’unica playlist

multimediale.

https://auand.com/

https://lucasguera.bandcamp.com/album/ctb-few-hypotheses

By Amptek Alex Marenga 

https://www.facebook.com/alexmarenga


lunedì 4 gennaio 2021

Stranger at the Gate

                       by Gabriele Caporuscio









Sir Caporuscio  è un noto musicista e didatta della capitale, dopo aver coltivato un forte interesse per l'etnomusicologia, ha intrapreso lo studio approfondito della musica classica indiana e di quella araba, specializzandosi in strumenti quali il sitar, l’oud e il saz. Ha collaborato per molti anni con numerosi gruppi di musica etnica e rock della capitale come Unnaddarè, Rino Ceronti, Ogopogo e Sansura. Di recente si è impegnato nello studio del mandolino, del banjo e del bouzouki irlandese. In particolare si è soffermato sulla tradizione musicale irlandese e del centro-sud Italia, con i gruppi Red Pack e Scantu de Core (musica salentina), nonché sulla musica dell’est europa e  su composizioni originali con il  gruppo romano Turàn Trio.  Nell’ambito della musica irlandese suona da anni con il noto violinista tradizionale Marco Fabbri e ha condiviso il palco con alcuni dei più importanti musicisti di questa scena musicale, tra cui Christy Leahy (North Cregg) e Kevin Crawford e Cillian Vallely (Lunasa) sia come solista che come accompagnatore e cantante. Attualmente fa parte di diversi gruppi di musica irlandese, Hurry Up!, Ace & Deuce e Sea-Change (in duo con Laura Torterolo, cantante dei Birkin Tree), di musica del centro-sud Italia, Transumanze popolari, e dell’est europa con i Turàn Gipsy Quartet.

Nel corso della sua vita artistica ha suonato su numerosi palchi di prestigio nazionale e internazionale. Tra gli altri il Palace Theatre di Soho a Londra, al concerto tenutosi per celebrare il ventesimo anno della morte di J.Lennon, nei principali teatri della provincia di Ragusa in un tour siciliano nel novembre 2006, per il progetto Terrarrussa che celebrava il centenario della CGIL, all’Umbria Folk Festival di Orvieto, nonchè in numerosi festival di musica tradizionale irlandese e delle aree celtiche in Italia, quali Montelago Celtic Festival, Druidia, Matese Friend Festival, CAMPOfestival di Campo Ligure e l’Irish Music Festival di S.Margherita Ligure (GE), l’Eire! Festival di Bondeno (FE), e in Irlanda due edizioni dell’Ennis Trad Fest (2016 e 2018) e numerosi altri festival di musica tradizionale, oltre ad essere ormai da diversi anni assiduo frequentatore delle migliori session di musica irlandese in Italia (Roma, Genova, Bari, etc.) e in Irlanda (Belfast, Dublino, Ennis, Cork, Galway e oltre).






Per raccontarvi le calde suggestioni, i colori e i profumi che il "nostro", col la collaborazione di alcuni amici nonché altrettanto professionali artisti, ha saputo riportare e descrivere nell'album, abbiamo deciso di chiedere direttamente all'autore di parlaci di tutte quelle magiche emozioni che un rigoglioso paesaggio come l'Irlanda e la sua sempre "verde" tradizione sanno generosamente donare.



Come nasce la tua passione per la musica?


A 10 anni mio fratello mi fece ascoltare i grandi cantautori americani, James Taylor, Jim Croce, Simon & Garfunkel di cui sono tutt’ora innamorato. Poi un suo amico che suonava la chitarra mi fece ascoltare un pezzo di chitarra arpeggiata un po’ folkeggiante e all’istante decisi ‘voglio suonare la chitarra!’ e dopo tre giorni ne avevo già in mano una!. Poi arrivarono i Pink Floyd nella mia vita e le cose si fecero serie…

Quali sono state le tue prime esperienze?


Studio della chitarra classica dagli 11 ai 13 anni. Mi piaceva molto la musica classica, ma non lo studio dello spartito, ben presto mi dedicai alla musica imparata ‘a orecchio’, molto più agevole per me che sono fondamentalmente un musicista di ‘tradizione orale’.



Come sei arrivato a studiare il sitar e la musica classica indiana?


La mia passione per la musica tradizionale di ogni parte del mondo è iniziata molto presto, forse intorno ai 15 anni, avevo sentito il sitar suonato alla ‘hippie’ nei dischi rock e mi piaceva molto il suono che emetteva. Poi, all’incirca intorno al 1994-95, a Piazza Vittorio, passai davanti ad uno dei primi empori gestiti da indiani della capitale e vidi esposto proprio un esemplare di sitar. Entrai e chiesi di provarlo. Era totalmente scordato ma fui rapito dal suono come da un’illuminazione. ‘E’ mio!’ mi dissi. Misi da parte i soldi e dopo pochi mesi lo comprai. Dopo un paio d’anni, era il ’98-’99, venni a sapere dei corsi di musica classica indiana dal negozio di strumenti dal mondo Jacaranda del mio amico Sergio Chiesura che si trovava proprio dietro piazza Navona. Lui mi fece conoscere i corsi di musica organizzati da Carlos Santamaria che si tenevano ad Arezzo ogni anno a novembre. Conobbi e studiai con alcuni tra i più grandi maestri della musica industana, Pt.Manilal Nag, Ustad Shahid Parvez, Ustad Shuujat Kan e molti altri. Sergio mi presento’ anche il mio primo vero maestro, Aki Montoya di Berlino, allievo di Pt.Budhaditya Mukherjee. Poi grazie a Gianni Ricchizzi della scuola/ashram di Saraswati House, Assisi, conobbi il mio secondo maestro, il grande Pt.Amarnath Mishra, che purtroppo è scomparso qualche anno fa, ma che rimarrà sempre nel mio cuore.


Quando nasce la tua passione per la musica tradizionale irlandese?


Ascolto musica irlandese, scozzese e inglese dall’età di 15 anni, più o meno, e ho visitato quei luoghi più e più volte nella mia vita, soprattutto negli ultimi anni. Poi, circa 10 anni fa, sentii il bisogno, dopo altrettanti anni di studio della musica classica indiana, di lasciare quel mondo in stand-by e dedicarmi ad una musica meno ‘seriosa’ nello spirito e nel contesto, che potesse però soddisfare la mia ricerca di qualità tecnica, musicale, artistica e perchè no anche dell’anima. Tutte caratteristiche che ritrovavo perfettamente mio primo amore musicale dell’adolescenza, la musica irlandese. Con questa tradizione, anch’essa seria e raffinata, potevo permettermi di bere una birra e un whisky in allegria e allo stesso tempo di suonare una slow air o una canzone di profondità e solennità uniche guardando l’immensità della natura d’Irlanda. Un compromesso perfetto per la mia indole. Profondità e giovialità al tempo stesso.


Questo album lo hai registrato durante il primo Lockdown, è stato una sorta di auto aiuto per superare le avversità dell'isolamento?


Si, assolutamente. La musica è stata la compagna ideale in quel periodo. Mi ha dato la forza di reagire, di creare. In quel periodo di confinamento forzato e di grande introspezione e meditazione, ho potuto riflettere a fondo e costruire una setlist che rispecchiasse al 100% tutti gli stili, i generi e i repertori della tradizione irlandese che mi hanno influenzato negli ultimi 10 anni e che hanno contribuito a creare il musicista che sono oggi.



Raccontaci come hai concepito l'album, qual'è il messaggio che vuoi divulgare, perché hai selezionato questi brani?


Lockdown iniziato da poco. Una delle tante notti in cui si è fatto tardi. Nel letto al buio a pensare. Illuminazione…un titolo…Stranger at the Gate (il nome di un reel non troppo conosciuto, ma che ho sentito spesso suonare dai miei amici a Belfast) …perfetto mi sono detto! Sono io lo straniero che bussa alla porta ogni volta che vado dai miei amici irlandesi. E loro ogni volta mi accolgono a braccia aperte! Poi tutta la setlist, praticamente come la si può leggere oggi sul disco, l’ho concepita in 10 minuti.

A quel punto non mi restava che accendere i computer i microfoni e cominciare a registrare.

Come dicevo prima, i brani sono di provenienza composita. Ci sono pezzi strumentali da danza come jigs e reels, suonati con diversi strumenti (ovviamente il paradiso per chi ama gli strumenti a corde!), mandolini, mandola, chitarra, banjo, bouzouki, violino e anche ospiti importanti con strumenti importanti, il violino di Marco Fabbri, l’organetto e il melodeon di Christy Leahy, Dario Gisotti al whistle e alle Uillean Pipes (cornamusa irlandese), Emanuele Sassetti al whistle e al flauto irlandese e Maurizio Di Giacomo alla chitarra. Poi ci sono 6 canzoni, da Scozia e Irlanda, di cui 2 cantate insieme a Laura Torterolo, voce degli storici Birkin Tree. Altri brani sono di tradizione semiclassica (uno del compositore barocco, l’arpista cieco Turlough O’Carolan) e anche una struggente slow air a chiudere il disco. Il messaggio della mia musica vuole essere di inclusione, accoglienza, forza e speranza. Così come accoglienti, forti e piene di gioia e speranza sono state la musica, la gente e la cultura d’Irlanda con me. L’incontro di un luogo e di un’anima che dopo essersi visti per la prima volta non si lasceranno mai più. L’apertura e l’incontro di matrici, culture, esperienze diverse rappresentano l’unica vera possibilità che abbiamo come esseri umani di creare un mondo migliore e un futuro diverso.


Suoni con grande padronanza diversi strumenti nell'album, stai ricercando un suono che ti distingua o è la rappresentazione di un insieme di suoni che descrivono le diverse raffigurazioni della tua personalità?


Beh, a parte gli interventi dei miei amici/ospiti (di grande qualità e valore), effettivamente tutti gli strumenti sono suonati da me. Non cerco affatto di distinguermi suonando questa musica, ma di rappresentare lo spirito con cui mi avvicino a questa tradizione e la mia personalità. L’amore per la tradizione, per il banjo, il bouzouki, il mandolino, il violino e il canto, e la ricerca di un mio stile personale che parta sempre e non prescinda mai da quella tradizione.



Quale musica ascolti e quanto influisce nel tuo modo di suonare ?


Adoro tutta la musica. Dalla classica all’elettronica, al Jazz e al blues. Ma ovviamente i miei generi preferiti sono il rock (soprattutto anni’70), la musica tradizionale e i cantautori americani, inglesi, scozzesi e irlandesi (ma anche italiani). Ultimamente mi sono innamorato e sto studiando anche la musica tradizionale greca che è un mondo fantastico di suoni e atmosfere struggenti e antiche.



Pensi di continuare il tuo percorso artistico nella tradizione irlandese o hai atri “ paesaggi sonori” dei quali vuoi proporre una tua visone?



Penso di continuare di certo con la mia grande passione per questo genere, ma come già accennavo, vorrei dedicarmi anche alla musica greca e riprendere anche quella indiana (che al momento continuo ad insegnare), nonché dedicarmi ad un progetto musicale tutto mio e originale in cui fondere in maniera più ‘libera’ tutte le influenze e i generi che ho approfondito negli anni, con un sapore psichedelico e visionario. Sogni nel cassetto…






Musicisti:

Gabriele Caporuscio - Banjo, Irish and Greek bouzouki, mandolin, bass mandola (track 15), guitar, tenor guitar (track 12), fiddle (tracks 4, 5 and 6), voice, organ drone (track 9)
Emanuele Sassetti - Flute (track 6), whistles (tracks 2 and 12) and bodhran (track 6)
Laura Torterolo - Voice (tracks 5 and 7)
Christy Leahy - Button accordion (tracks 7 and 8) and melodeon (track 8)
Marco Fabbri - Fiddle (tracks 10 and 11), viola (track 10)
Dario Gisotti - Uillean pipes (track 11) and whistles (track 14)
Maurizio Di Giacomo - Guitar (track 15)




Brani:

 Big John's Set: Big John's/ The Watchmaker/ The Old Maid of Galway (Reels) 04:33

The Ghost of Willie-O 03:42

The Clare Set: Sergeant Early's Dream/ Porthole of the Kelp/ The Torn Jacket (Reels) 03:58

Fahey's Jigs: no. 1/4/2 04:00

Willy O'Winsbury 06:24

Stranger Set: Mother's Delight/ The Twelve Pins/ Stranger at the Gate (Reels) 04:23

Shan Van Vocht 03:37

G Jigs: Dermot Byrne's/ The Angry Peeler/ Miss Walsh's 04:11

Miltown Set: The Old Road to Miltown/ Farewell to Miltown/ Murphy’s Greyhound/ 

The West Clare Railway (Hornpipe & Reels) 05:15

The Snows They Melt the Soonest 03:54

Christmas Reels: The Holly Bush/ Christmas’ Eve/ Christmas Day/ New Year’s Eve 05:39

Loftus Jones (O'Carolan) 03:41

Harrington's Jigs: The Yellow Wattle/ Out of the Mist/ Tell Her I Am 04:24

The Death of Queen Jane 05:30

An Chúilfhionn (The Coolin) 02:10